Incendio al Rifugio del Falco, Procura chiede incidente probatorio

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Gli indagati, a vario titolo per i reati di “Omicidio Colposo”, “Falsità ideologica in atti pubblici commessa da pubblico ufficiale”, “Omissione di atti d’ufficio”, interessati dall’incidente probatorio, sono 5 dipendenti del Corpo Forestale della Regione Sicilia, cui si contesta di non aver ordinato l’impiego del Canadair per tentare di spegnere quel vasto incendio.

Il  Procuratore  della  Repubblica  presso  il  Tribunale  di  Patti, ha chiesto di procedere con incidente probatorio al fine di accertare se sussista un nesso di causalità tra il mancato intervento del Canadair in località “Moreri” del Comune di Patti il 22 agosto del 2007 e la propagazione dell’incendio che poi causò la morte di 6 persone che si trovavano presso l’agriturismo “Rifugio del Falco”.
Una perizia dovrebbe dunque stabilire se l’intervento tempestivo del mezzo aereo del Corpo Forestale poteva evitare il propagarsi dell’incendio che poi nel pomeriggio di quella domenica di 2 anni fa travolse anche l’agriturismo uccidendo 6 persone.
Per quei fatti sono imputati, davanti al Tribunale di Patti, in composizione collegiale, anche il titolare dell’agriturismo, Santi Anzà, cui vengono contestati i reati di omicidio colposo e inosservanza delle disposizioni di legge riguardanti la prevenzione, la sicurezza e la salute  sul posto di lavoro e  La Mancusa Mariano, per procurato incendio.

 

 

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Commenti (1)Add Comment
francozanghi
francozanghi
maggio 05, 2010
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Non credo sia esattamente così. La procura credo vorrà sapere perchè il canadair non è intervenuto, visto che era in zona, mentre bruciavano le montagne attorno al rifugio, al rifornimento di benzina e alle case, nonostante le segnalazioni. Credo che vorrà anche sapere con quale criterio sia stato dirottato verso una pineta nella direzione opposta, che, a parte gli ingenti danni ambientali che il fuoco avrebbe prodotto, non vi era pericolo di vita per alcuno. Penso che queste persone debbano essere chiamate a dare spiegazioni. Ma non solo alla procura. Devono darle a tutti. Iniziando dai familiari delle vittime e ai feriti, per passare ai danneggiati in qualunque misura, e per finire, a noi cittadini che abbiamo il diritto di sapere in che mani viene messa la nostra sicurezza.