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Attualità

L’Associazione Consumatori Siciliani ricorrerà contro la TIA approvata dal Consiglio Comunale

L’Associazione Consumatori Siciliani unitamente all’Associazione Consumatori Meridionali, all’Assopensionati, Assocontribuenti, impugnerà dinanzi al TAR di Catania la delibera approvata ieri sera dal Consiglio Comunale di Patti unitamente a quella di tutti i comuni facenti parte dell’ATO ME2. Tutte le delibere che i consigli comunali stanno approvando sono inficiate di tutta una serie d’illegittimità evidenziate anche dall’Associazione Nazionale dei Comuni che aveva chiesto al Governo il rinvio dl passaggio della TARSU alla TIA fissata al 30 giugno perché la tariffa è inesigibile.

Bisogna innanzitutto dire che la TIA del decreto Ronchi non esiste più perché abrogata dal Codice dell’ambiente 152/2006 il cui metodo di calcolo era il dpr 158/98. Il Codice dell’Ambiente ha introdotto la nuova tariffa all’art. 238 che rimane inapplicabile in attesa dell’approvazione dei regolamenti attuativi previsti dal ministero. Inoltre il problema chiave è rappresentato dal fatto che il Governo, nell’ultimo DPEF all’art. 14 comma 13 considera la tariffa di cui all’art. 238 del Codice dell’Ambiente, di natura patrimoniale e di competenza del giudice ordinario, quindi non più una tassa di competenza dei giudici tributari andando contro anche alla direttiva CEE, che aveva chiarito che la tassa di prelievo sui rifiuti deve essere considerata in tutti gli Stati, una tassa, a parte il fatto che la natura patrimoniale porterebbe anche all’applicazione dell’IVA del 10% sulla tariffa.
Inoltre si pone un grave problema che rischia di mettere in ginocchio i bilanci delle province ovvero la tariffa prevista dall’art. 238 del Codice dell’ambiente e una serie di norme emanate dal 2006 a oggi prevede l’abolizione della TEFA ovvero quel 5% che alla provincia. La Corte Costituzionale (a es. La n. 37/04) ha affermato che il legislatore non può procedere in senso inverso, e cioè “sopprimere semplicemente, senza sostituirli, gli spazi di autonomia già riconosciuti dalle leggi statali in vigore alle regioni e agli enti locali.” Secondo i giudici costituzionale qualora il legislatore intenda abrogare un tributo di un ente locale deve provvedere alla sua sostituzione in maniera di rispettare l’autonomia finanziaria degli enti locali garantita dall’art. 119 della Costituzione.
Un altro elemento di non poco conto che nessun comune ha tenuto in considerazione è il piano d’ambito comunale, da cui far derivare il piano finanziario per poi estrapolare la tariffa. Ebbene nessun comune dell’ATO ME2 ha elaborato il piano d’ambito comunale. Quello che i consigli si sono limitati a fare è solo ratificare l’operato dell’ATO ME2 e la sua gestione.
Un altro aspetto che ci lascia perplessi nasce dalla considerazione che i Consigli Comunali hanno approvato il passaggio dalla TARSU alla TIA anche sulla scorta di una circolare dell’Assessore Russo che paventava il danno erariale. A questo punto sorge una domanda spontanea ma se fino al 30 giugno 2010 siamo stati in regime TARSU, perché i Comuni dal 2005 a oggi hanno sospeso l’incasso della tassa? Perché non si è sospeso l’invio delle bollette TIA mai approvate dai Consigli giacché tutti oggi hanno ammesso d’essere in regime TARSU? Il mancato incasso della TARSU dal 2005 al 30 giugno 2010 non costituisce danno erariale? La Corte dei Conti non dovrebbe a questo punto intervenire?
L’Associazione Consumatori Siciliani presenterà un esposto nei confronti dei comuni che fino la 30 giugno erano in regime TARSU è che non hanno provveduto all’incasso per danno erariale all’ente ma anche ai cittadini costretti a doversi difendere nelle sedi opportune.
Come senso di responsabilità l’Associazione Consumatori Siciliani visto il caos che si è venuto a creare è in attesa che si faccia chiarezza inviterà tutti coloro i quali hanno fatto i ricorsi a pagare per l’anno 2010 la vecchia TARSU, per garantire il servizio e tutelare il territorio dall’emergenza rifiuti.

 

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La delibera di Consiglio Comunale a cui si riferisce l'Associazione Consumatori Siciliani,è stata approvata ieri sera nel corso del Civico Consesso dai consiglieri di Maggioranza: Alessandro, Di Pisa, De Luca, Forzano, Mobilia, Lembo, Campana, dal presidnete del Consiglio Pietro Scardino, e grazie al voto determinante del consigliere di Opposizione Alessio Arlotta.

Contrari alla delibera i consiglieri di Opposizione: Bonanno, Di Dio, Crisafulli, Bonsignore, Palmeri, Mosca, ed i consiglieri di Maggioranza Nino Gigante e Nicola Molica.

 

 

 

| Comunicato | Attualità

@ Pattionline

L’Associazione Consumatori Siciliani unitamente all’Associazione Consumatori Meridionali, all’Assopensionati, Assocontribuenti, impugnerà dinanzi al TAR di Catania la delibera approvata ieri sera dal Consiglio Comunale di Patti unitamente a quella di tutti i comuni facenti parte dell’ATO ME2. Tutte le delibere che i consigli comunali stanno approvando sono inficiate di tutta una serie d’illegittimità evidenziate anche dall’Associazione Nazionale dei Comuni che aveva chiesto al Governo il rinvio dl passaggio della TARSU alla TIA fissata al 30 giugno perché la tariffa è inesigibile.

Bisogna innanzitutto dire che la TIA del decreto Ronchi non esiste più perché abrogata dal Codice dell’ambiente 152/2006 il cui metodo di calcolo era il dpr 158/98. Il Codice dell’Ambiente ha introdotto la nuova tariffa all’art. 238 che rimane inapplicabile in attesa dell’approvazione dei regolamenti attuativi previsti dal ministero. Inoltre il problema chiave è rappresentato dal fatto che il Governo, nell’ultimo DPEF all’art. 14 comma 13 considera la tariffa di cui all’art. 238 del Codice dell’Ambiente, di natura patrimoniale e di competenza del giudice ordinario, quindi non più una tassa di competenza dei giudici tributari andando contro anche alla direttiva CEE, che aveva chiarito che la tassa di prelievo sui rifiuti deve essere considerata in tutti gli Stati, una tassa, a parte il fatto che la natura patrimoniale porterebbe anche all’applicazione dell’IVA del 10% sulla tariffa.
Inoltre si pone un grave problema che rischia di mettere in ginocchio i bilanci delle province ovvero la tariffa prevista dall’art. 238 del Codice dell’ambiente e una serie di norme emanate dal 2006 a oggi prevede l’abolizione della TEFA ovvero quel 5% che alla provincia. La Corte Costituzionale (a es. La n. 37/04) ha affermato che il legislatore non può procedere in senso inverso, e cioè “sopprimere semplicemente, senza sostituirli, gli spazi di autonomia già riconosciuti dalle leggi statali in vigore alle regioni e agli enti locali.” Secondo i giudici costituzionale qualora il legislatore intenda abrogare un tributo di un ente locale deve provvedere alla sua sostituzione in maniera di rispettare l’autonomia finanziaria degli enti locali garantita dall’art. 119 della Costituzione.
Un altro elemento di non poco conto che nessun comune ha tenuto in considerazione è il piano d’ambito comunale, da cui far derivare il piano finanziario per poi estrapolare la tariffa. Ebbene nessun comune dell’ATO ME2 ha elaborato il piano d’ambito comunale. Quello che i consigli si sono limitati a fare è solo ratificare l’operato dell’ATO ME2 e la sua gestione.
Un altro aspetto che ci lascia perplessi nasce dalla considerazione che i Consigli Comunali hanno approvato il passaggio dalla TARSU alla TIA anche sulla scorta di una circolare dell’Assessore Russo che paventava il danno erariale. A questo punto sorge una domanda spontanea ma se fino al 30 giugno 2010 siamo stati in regime TARSU, perché i Comuni dal 2005 a oggi hanno sospeso l’incasso della tassa? Perché non si è sospeso l’invio delle bollette TIA mai approvate dai Consigli giacché tutti oggi hanno ammesso d’essere in regime TARSU? Il mancato incasso della TARSU dal 2005 al 30 giugno 2010 non costituisce danno erariale? La Corte dei Conti non dovrebbe a questo punto intervenire?
L’Associazione Consumatori Siciliani presenterà un esposto nei confronti dei comuni che fino la 30 giugno erano in regime TARSU è che non hanno provveduto all’incasso per danno erariale all’ente ma anche ai cittadini costretti a doversi difendere nelle sedi opportune.
Come senso di responsabilità l’Associazione Consumatori Siciliani visto il caos che si è venuto a creare è in attesa che si faccia chiarezza inviterà tutti coloro i quali hanno fatto i ricorsi a pagare per l’anno 2010 la vecchia TARSU, per garantire il servizio e tutelare il territorio dall’emergenza rifiuti.

 

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La delibera di Consiglio Comunale a cui si riferisce l'Associazione Consumatori Siciliani,è stata approvata ieri sera nel corso del Civico Consesso dai consiglieri di Maggioranza: Alessandro, Di Pisa, De Luca, Forzano, Mobilia, Lembo, Campana, dal presidnete del Consiglio Pietro Scardino, e grazie al voto determinante del consigliere di Opposizione Alessio Arlotta.

Contrari alla delibera i consiglieri di Opposizione: Bonanno, Di Dio, Crisafulli, Bonsignore, Palmeri, Mosca, ed i consiglieri di Maggioranza Nino Gigante e Nicola Molica.

 

 

 

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