Settore pesca: eccellenze, criticità e speranze di un comparto in alto mare
All’indomani del finanziamento da due milioni di euro accordato al Gruppo di Azione Costiera “Golfo di Patti”, il pattese Nino Accetta di Federcoopesca –Confcooperative fa il punto sulla situazione del settore a Patti nell’intero golfo.
All’indomani del finanziamento da due milioni di euro accordato al Gruppo di Azione Costiera “Golfo di Patti”, il pattese Nino Accetta di Federcoopesca –Confcooperative fa il punto sulla situazione del settore a Patti nell’intero golfo.
“Chi dorme non piglia pesci”. Nessun proverbio è più calzante di questo per affrontare la questione sul futuro del settore della pesca a Patti e nell’intero golfo. È di qualche giorno fa la notizia del finanziamento di quasi due milioni di euro intercettato dal Gac (Gruppo di azione costiera) “Golfo di Patti”: un’occasione ghiottissima, che sembra poter aprire nuovi spiragli di sviluppo per il settore della pesca nell’intero comprensorio pattese.
Proprio in questi giorni sull’argomento è intervenuto il consigliere nazionale di Federcoopesca - Confcooperative, Nino Accetta, punto di riferimento per gli addetti al settore del territorio e portavoce dei disagi dei pescatori. “Il progetto di un milione e 850mila euro finanziato al Gac – ha affermato – rappresenta un passo fondamentale per risollevare le sorti della nostra pesca. Il piano integrato di sviluppo è stato pensato per mettere in evidenza i punti di forza e di debolezza del settore secondo lo spirito della politica comune della pesca, che punta ad uno sviluppo che non guardi soltanto all’attività di prelievo”. Oggi, inutile dirlo, il settore vive una crisi profonda e i regolamenti imposti dalla comunità europea per la salvaguardia della specie ittica non aiutano di certo, soprattutto se parallelamente non vengono adottate misure che accompagnino il pescatore verso un decisocambio di mentalità. Così il Gac sembra poter rappresentare l’occasione giusta per operare la tanto attesa svolta . “Questo strumento – ha spiegato Accetta – si configura come la punta dell’iceberg alla cui base stanno tutti gli interventi del Fep (fondo europeo per la pesca) votati ad aiutare i pescatori a volgere lo sguardo verso altre
attività, incrementando la pesca turismo, l’ittiturismo, gli impianti di maricoltura, ecc”. Diversificazioni che in un periodo particolare come questo potrebbero creare una certa economia per le imprese. Purtroppo, però, la paura è sempre la stessa, e si chiama politica. “Negli ultimi anni – ha detto Nino Accetta - non ho visto alcun sostegno da parte delle istituzioni, circostanza che nel tempo ha condotto alla nostra inesistenza nei tavoli comunitari. I politici che rappresentano la Sicilia a livello europeo sconoscono i problemi del nostro settore, eppure rappresentiamo 1/3 della pesca italiana e il 18% di quella europea, e nonostante ciò ci permettiamo il “lusso” di non essere rappresentati adeguatamente”. Eccola la cartina di tornasole su cui misurare la sfiducia di chi della pesca continua a fare il proprio mezzo di sostentamento. “Mi dispiacerebbe se uno strumento così importante per il nostro rilancio diventasse l’ennesimo giocattolo in mano alla cattiva politica: sarebbe un altro duro colpo per un settore che, più che in ginocchio, definirei disteso”. Considerazioni amare per chi ha conosciuto gli anni d’oro della pesca pattese. Figlio di una generazione di pescatori, Accetta è tra quelli che ricorda le prime imbarcazioni a motore comparse sulle acque del golfo. A dotarsene per primi, durante gli anni ’50, furono proprio i suoi familiari insieme ai Paratore. “All’epoca fummo tra i primi ad intraprendere un’attività allargata, che si spingeva ben oltre le acque territoriali”. Poi è stata tutta una parabola discendente. Oggi su 176 imbarcazioni e 250 persone impiegate su tutta l’area del golfo i pattesi incidono in maniera tutt’altro che determinante: solo12 imbarcazioni e 30 addetti all’attività di prelievo. La ragione è sempre la stessa: la mancanza di un porto. “È a causa di questo limite – ha concluso Accetta - che da noi si è sviluppata una pesca artigianale fatta di piccole imbarcazioni, le quali di volta in volta vengono varate o tirate a secco, con tutti i problemi che si presentano in inverno a causa delle mareggiate”.
Ad ogni modo si continua a stringere i denti e ad andare avanti. La speranza, nel frattempo, è che il Gac possa almeno creare le condizioni per realizzare filiera corta e marchi di qualità, incoraggiando le imprese ad intraprendere attività di pesca turismo e di lavorazione e conservazione del pescato. A quanto pare sembra l’unica soluzione per continuare a navigare nel mare magnum della crisi.
