Stato di agitazione al Vittorio Emanuele III: studenti in autogestione
Tre giorni di autogestione, da giovedì a sabato, per protestare contro il DDL Aprea. Niente occupazioni o scioperi, ma una forma di protesta costruttiva per dimostrare la serietà e l'impegno degli studenti.
Tre giorni di autogestione, da giovedì a sabato, per protestare contro il DDL Aprea. Niente occupazioni o scioperi, ma una forma di protesta costruttiva per dimostrare la serietà e l'impegno degli studenti.
Da giovedì mattina gli studenti del liceo Classico – Scientifico - Linguistico “Vittorio Emanuele III” di Patti sono in autogestione. Questa la forma di protesta scelta dai ragazzi per aderire allo sciopero nazionale contro il DDL Aprea e per manifestare, ancora una volta, il forte disagio che vivono a causa degli annosi problemi legati all’edilizia scolastica. Sospese le ordinarie attività didattiche, al loro posto si sono svolte attività alternative di interesse comune e di approfondimento su alcune discipline, oltre a laboratori artistici, musicali, teatrali e di cineforum. «Quest’anno si è deciso di adottare una forma di protesta costruttiva per dimostrare che è possibile conciliare il diritto allo studio con il desiderio di esprimere dissenso e rabbia riguardo una proposta di legge che interessa direttamente chi frequenta ogni giorno l’ambiente scolastico» fanno sapere i ragazzi del Vittorio Emanuele, i quali prendono posizione su un DDL che, a detta loro, «riduce i diritti degli studenti e colpisce in prima persona i docenti». E proprio questi ultimi sembrano aver dimostrato piena solidarietà ai giovani manifestanti: «I professori – affermano i ragazzi - si sono mostrati favorevoli e disponibili alle iniziative di noi alunni, manifestando fiducia nella nostra serietà e nel nostro impegno. Dal canto nostro non vogliamo che venga approvata una legge che ci impedisce di aver voce nei consigli di classe e in quelli d’Istituto e, soprattutto, ci spaventa l’idea che un privato possa avere un forte potere decisionale all’interno della scuola pubblica. Per usufruire dei diritti di cui godiamo oggi, generazioni di studenti hanno lottato con passione e determinazione e noi continueremo a difendere quanto ottenuto in passato». A quanto pare la preoccupazione maggiore è quella di poter perdere voce su questioni che riguardano da vicino studenti e corpo docente; quest’ultimo, in particolare, minacciato dalla proposta di aumento delle ore di servizio da 18 a 24 senza alcuna prospettiva di aumento degli stipendi.
