Lapide dedicata a Gepy Faranda dinanzi allo stadio
La richiesta è dell'Archeoclub sede di Patti.
La richiesta è dell'Archeoclub sede di Patti.
Il presidente dell'Archeoclub di Patti Nicola Calabria ha inviato una nota al sindaco Aquino con la quale chiede di affiggere nuovamente una lapide dinanzi al campo sportivo di Case Nuove Russo, per ricordare che la struttura è intitolata ad un illustre cittadino pattese, Gepy Faranda. Di seguito la nota di Calabria.
Bisogna far nuovamente affiggere la lapide dedicata a Gepy Faranda nostro concittadino presso lo stadio comunale a lui intitolato in Case Nuove Russo, di cui oggi non c’è più traccia.
Infatti, dopo la morte del corridore pattese, la città di Patti gli dedicò l’allora costruendo campo sportivo inaugurato dal sindaco Nicola Marino, che molto commosso ricordò i motivi per cui lo stadio veniva intitolato al corridore: “Gepy Faranda,” dicendo che “oltre che un valoroso sportivo è stato un fulgido esempio di bontà e di altruismo”.
All’inaugurazione erano presenti anche gli azzurri guidati dal vice presidente nazionale avv. Sardo, che lesse la preghiera dello sportivo e annunziò che l’Associazione degli Azzurri avrebbe conferito alla memoria di Gepy il distintivo d’oro degli Azzurri d’Italia.
Al termine fu scoperta la lapide di cui si chiede l’affissione posta a ricordo all’entrata del campo sportivo dove si leggeva: “La sua grande anima troncata, il suo inquieto corpo troncato, la sua vista che ancora scruta l’universo sollevano oggi e sempre verbi e aggettivi esaltanti la figura di uno sportivo puro, Gepy Faranda, che morì donandosi. La cittadinanza pattese”.
Oltre ad essere stato un corridore automobilistico e fondatore della Scuderia Trinacria, attenzionato dal team della Scuderia Ferrari, alla sua morte avvenuta durante una gara automobilistica furono donati i suoi organi, così come lui stesso aveva scritto nel testamento trovatogli in tasca: “Io sottoscritto Giuseppe Faranda, nell’eventualità che un incidente od altra causa possa causare la mia morte, dispongo che il mio corpo venga in questo caso utilizzato per quei fini scientifici od umanitari per i quali qualche mio organo possa essere utile.
Sarò pertanto grato a quei medici che potranno esaudire questo mio ultimo desiderio, utilizzando ad esempio i miei occhi per effettuare l’operazione di trapianto della cornea; o sfruttando qualsiasi altro mio organo per effettuare studi od esperimenti scientifici, e comunque quant’altro possa essere di vantaggio al mio prossimo.
Ritengo che l’importanza che viene attribuita all’integrità del cadavere sia quanto di più stolto ed egoistico possa esistere, non mi dispiacerà quindi qualsiasi cosa ad esso venga fatto. Prego quindi chiunque venga a conoscenza di questo mio desiderio di adoperarsi sollecitamente perché possa essere esaudito. In fede
Giuseppe Faranda. Roma addì 24 dicembre 1957”.
