Ordine degli avvocati di Patti, il presidente Aquino chiede il commissariamento
La decisione dopo le dimissioni dei componenti del Consiglio dell'Ordine, i quali accusano il presidente di aver parteggiato per una compagine.
La decisione dopo le dimissioni dei componenti del Consiglio dell'Ordine, i quali accusano il presidente di aver parteggiato per una compagine.
Dopo lo stop alle elezioni del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Patti, suggerito dal Consiglio Nazionale Forense in attesa di una pronuncia da parte del Tar del Lazio, e la successiva sospensione da parte del Tar di Catania del provvedimento con il quale erano state sospese le elezioni, l'organismo forense pattese ritorna a far parlare di se. Il presidente uscente, l'avv. Leone Elio Aquino, impossibilitato a stabilire la data delle elezioni, a causa delle dimissioni di massa dei componenti del Consiglio, è stato costretto a chiedere al Consiglio Nazionale Forense di commissariare il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Patti.
Dopo il pronunciamento del Tar di Catania, che, come detto, sospendeva il provvedimento del Consiglio dell'Ordine di Patti con il quale era stato dato uno stop temporaneo alle elezioni, il presidente Aquino aveva convocato i componenti del Consiglio per dare attuazione alle disposizioni del tribunale amministrativo, e procedere quindi con la scelta della data per votare. A quanto pare proprio su questo punto i consiglieri non sono riusciti a trovare un accordo, tanto che il presidente aveva convocato una nuova riunione per il 21 aprile prossimo, nella speranza che le divergenze dei vari gruppi svanissero e si riuscisse a stabilire una data condivisa da tutti per andare alle urne.
Venerdì scorso, invece, quattro consiglieri hanno presentato le dimissioni, addebitando al presidente Aquino "un comportamento inidoneo rispetto al ruolo ricoperto ed alle funzioni svolte" consistente nel persistente rifiuto "di reintegrare il numero dei Consiglieri ai sensi di legge" e nell'avere "apertamente parteggiato per una compagine". A seguito di ciò anche altri consiglieri hanno rassegnato le dimissioni. A quel punto al presidente Elio Aquino non è rimasto altro che chiedere il commissariamento.
Adesso un commissario provvederà a convocare le elezioni che determineranno il nuovo direttivo dell'organismo di rappresentanza degli avvocati del Foro di Patti.
"Chi si è lamentato della pretesa mia inerzia a "reintegrare il numero dei Consiglieri ai sensi legge", ha scritto in una nota il presidente, Leone Elio Aquino, si è dimostrato, a mio parere, inidoneo a reggere le sorti dell'Ordine essendo nozione di comune esperienza (specie per un Consigliere) che l'istituto della surroga non era previsto dalla vecchia legge e sarebbe stato assolutamente sciocco indire elezioni suppletive un mese prima delle elezioni generali.
Il tentativo è stato goffo e puerile e, probabilmente strumentalmente diretto a conseguire un altro risultato.
Mi si accusa di avere "apertamente parteggiato" per una compagine piuttosto che per un'altra.
Nel rammentare che le liste erano e sono tre e che in nessuna di esse figura il mio nominativo, ho sì manifestato la mia preferenza (ma non, come è stato scritto, apertamente), e l'avrei liberamente consacrata con il voto, per quella lista che comprendeva al proprio interno Colleghi da me ritenuti, per le motivazioni più disparate e soprattutto per l'idoneità sotto il profilo caratteriale, giuridico e dell'impegno, a rappresentare quanto più degnamente possibile l'Avvocatura Pattese.
Va da sè che tale mia preferenza non ha per niente interferito nelle fasi preelettorali, nè lo avrebbe fatto in quelle più propriamente elettorali avendo, peraltro, io manifestato anche l'intenzione di non partecipare allo spoglio, con la funzione di Presidente dell'Ordine il quale, per espressa disposizione del Regolamento tanto caro a qualche Collega, avrebbe ben potuto presiedere la Commissione Elettorale in quanto non candidato.
Respingo, quindi, con forza l'affermazione che "l'insediamento di un Commissario, terzo e super partes", da me per primo anticipato nella seduta del 14.04.2015, possa servire a ripristinare una legalità compromessa.
Professionisti attenti e mossi non solo dalla ossessione di liberarsi anzitempo dalla "ingombrante" presenza del sottoscritto avrebbero evitato tale affermazione in quanto il nominando Commissario, come tutti sanno, sostituirà l'Organo non in grado di funzionare proprio a causa delle legittime ma inopportune dimissioni che, comunque, lungi dall'anticipare la data delle elezioni, determineranno inevitabilmente disagi per tutti i Colleghi (si pensi alle ammissioni al patrocinio a spese dello Stato, ai pareri richiesti per la nomina a Giudice Aggregato, alle liquidazioni delle parcelle, alle certificazioni ecc. ecc.).
Insediandomi nel lontano 1998, ha proseguito il presidente, molto immodestamente mi auguravo di rimanere in carica abbastanza da potere rendere l'Ordine un Organismo moderno, snello, non ripiegato su sè stesso ma volto all'esterno e principalmente verso i Colleghi.
La fiducia, che qualcuno ha definito bulgara, di tutti Voi mi ha consentito di andare oltre le mie più rosee previsioni. Di questo e dell'affetto tributatomi in tanti anni Vi ringrazio sinceramente.
Non voglio assolutamente fare un elenco delle cose fatte in quanto ogni Collega, anche il più giovane, le ha sotto gli occhi.
Rivendico con forza, fra gli altri, il merito di avere aperto l'Ordine a tutti i Colleghi, anche i più giovani, e di aver cercato di soddisfarne le necessità, assicurando anche una costante presenza ed un dialogo libero da formalismi.
Ma quel che ho fatto ho potuto farlo anche grazie ai tanti valorosi Colleghi che nel tempo mi hanno affiancato e che si sono spesi senza tener conto dei ruoli. Mi sia qui consentito ricordare, tra tutti, l'avv. Pippo Liuzzo e l'avv. Carmelo Pirri, indimenticabili amici improvvisamente e prematuramente scomparsi.
Come succede, però, anche nelle migliori famiglie alcuni componenti più che lavorare (qualcuno ha parlato di volontario commissariamento) hanno tratto linfa e gratificazioni dal lavoro degli altri, ma anche questo fa parte del gioco.
Alla luce di quanto sopra ed avendo quale unico scopo la funzionalità e l'efficienza dell'Ordine, comprenderete bene che è del tutto lecito parteggiare per una o l'altra parte quando si decide, come io ho deciso, di lasciare le redini dell'Ordine cui ho dedicato oltre venti anni della mia vita.
Comprenderete bene come, in tale ottica, si possa guardare più che all'anzianità e all'amicizia, alla idoneità soprattutto sotto il profilo dell'impegno, dell'autorevolezza e della rappresentatività.
Avendo deciso, malgrado le diverse sollecitazioni, di "riposarmi" per dare spazio ad energie più fresche - ha continuato, mi è sembrato e mi sembra logico appoggiare Colleghi che hanno dato prova di serietà e di voglia di fare e che al contempo siano dotati di carisma, di competenza e di rappresentatività.
Comprenderete bene, infine, l'amarezza che avverto nel chiedere, primo in Italia, lo scioglimento del Consiglio che per tanti anni ho avuto il privilegio di presiedere e nel cui esclusivo interesse ho profuso ogni mia energia.
Ma è risaputo come, a volte, l'individualismo e l'ambizione personale prevalgano sull'interesse collettivo.
Detto questo, ha concluso il presidente Aquino, auguro al Consiglio che sarà eletto ed al prossimo Presidente un sincero buon lavoro nell'interesse dell'Avvocatura tutta, assicurando, compatibilmente con le mie forze, tutta la collaborazione che sarà eventualmente richiesta".
