Condannato l'ex comandante dei vigili urbani Castrense Ganci
A presentare denuncia alla Procura di Patti erano stati tre ex assistenti di polizia municipale. Assolto dall'accusa di minacce.
A presentare denuncia alla Procura di Patti erano stati tre ex assistenti di polizia municipale. Assolto dall'accusa di minacce.
Il giudice di Pace di Patti, Giulia Saitta, ha condannato l’ex comandante della polizia municipale di Patti, Enzo Castrense Ganci, per il reato di diffamazione nei confronti di tre ex assistenti di pm suoi sottoposti: Graziella Giordano, Maria Rita Lo Vercio e Franco Pettina.
I fatti si riferiscono al 2014, anno in cui l’amministrazione Aquino chiamò il commissario Castrense Ganci, in servizio alla polizia municipale di Monreale (Pa) ad assumere il ruolo di comandante della polizia municipale.
A detta dei tre ex agenti, il comandante Ganci sin da subito si rivolse nei loro confronti con ostilità, compiendo atti e dando disposizioni di servizio che gli stessi ritenevano illegittimi.
L’episodio che ha comunque fatto traboccare il vaso, come si suol dire, risale al primo luglio del 2014. Nel corso di una discussione tra colleghi all’interno del comando di polizia municipale, pare che il comandante Ganci, questo è quanto sostengono i tre ex assistenti di pm, avrebbe indicato Graziella Giordano come “depressa”, mentre riferendosi a Maria Rita Lo Vercio e a Franco Pettina, li avrebbe definiti, in presenza di altri agenti, “i due animali”, aggiungendo che “questi come sono stati trasferiti qua con il nullaosta, se ne possono andare con quello che gli faccio io”. Un clima ormai irrespirabile all’interno del comando dei vigili urbani, che dopo alcuni mesi ha portato al trasferimento ad altro settore dei tre denuncianti. Le motivazioni allora adottate per il trasferimento furono di una riorganizzazione più generale dei settori. Lo stesso comandante Ganci lasciò la città di Patti, perché l’amministrazione comunale non gli rinnovò l’incarico. In quel periodo vi furono diverse discussioni in seno al Consiglio comunale con appositi punti all’ordine del giorno. I tre ex vigili, per far valere le proprie ragioni si rivolsero all’autorità giudiziaria presso il Tribunale di Patti, assistititi dagli avvocati Tino Giusto e Luigi Gullo. Due inizialmente i procedimenti penali, poi unificati. A contestare la diffamazione e le minacce i sostituti procuratori presso la Procura della Repubblica di Patti, Rosanna Casabona e Maria Milia, che nei confronti di Ganci avevano chiesto la condanna per entrambi i capi d’imputazione. Adesso il giudice di Pace, con sentenza pronunciata ieri, ha condannato l’ex comandante Ganci alla pena di 2000 euro di multa, al pagamento delle spese di costituzione in giudizio liquidate in 800 euro oltre iva. L’ex comandante è stato inoltre condannato a risarcire il danno patito dai tre ex vigili urbani, che si erano costituti parte civile, e che sarà quantificato in separata sede. Assolto, invece, dall’accusa di minacce, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Il difensore di Ganci, l’avv. Carmelo Occhiuto, pare abbia annunciato ricorso per ottenere il totale proscioglimento da ogni accusa del proprio assistito.
Alla luce di questo sentenza, anche se ancora si è nel primo grado di giudizio, sorge spontaneo chiedersi se non sarebbe opportuno riportare i tre ex assistenti di polizia municipale a svolgere le originarie mansioni. Più volte in Consiglio comunale, successivamente in ordine di tempo alle vicende che hanno visto coinvolti i tre vigili, si è parlato di sottodimensionamento dell’organico della polizia municipale. Non si capisce pertanto com’è che, con un settore con carenza di organico, si trasferisca il personale altrove. Se si considera, inoltre, che la polizia municipale spesso e volentieri è affiancata da volontari per servizi alla viabilità con esborso di denaro, giustificato come “rimborso spese”, c’è da chiedersi se tali trasferimenti non appaiano alquanto “anomali”, e alla luce dei suindicati affiancamenti di volontari agli agenti di pm, se si possa configurare anche il danno erariale per le casse del Comune.
L’augurio è che prevalga il buonsenso, che quanto prima i tre assistenti di pm possano ritornare al loro precedente incarico dove il Comune ha sborsato soldi pubblici per formali, e soprattutto che gli animi all’interno degli ambienti comunali possano finalmente rasserenarsi con buona pace di tutti.
