Si tratta di una iniziativa del vescovo della diocesi di Patti monsignor Guglielmo Giombanco, che come Chiesa ha voluto dare una risposta concreta a un bisogno. 

Un luogo dove ospitare gratuitamente e far sentire a casa i familiari delle persone ammalate ricoverate all’ospedale “Barone Romeo” di Patti. Il promotore di questa nobile iniziativa di accoglienza è il vescovo Guglielmo Giombanco. Recandosi in visita alle persone ammalate ricoverate nei vari reparti del presidio ospedaliero cittadino, il pastore della Chiesa di Patti ha avuto modo di ascoltare non solo i degenti, ma anche i loro familiari. Spesso si è imbattuto in persone residenti in centri parecchio lontani dall’ospedale, anche centinaia di chilometri. Alcune di queste persone hanno le possibilità economiche per alloggiare in hotel o in qualche b&b, tante altre, invece, non possono permettersi di pagare un alloggio, e la sera dopo aver prestato assistenza ai propri cari, anziché mettersi in viaggio per ritornare per poche ore a casa preferiscono dormire all’interno dell’auto.

Il presidio ospedaliero di Patti è sicuramente uno dei più grossi ospedali civici della Sicilia. Qui vengono trasferite per partorire, o vi si recano da sole, la maggior parte delle donne in gravidanza residenti nell’arcipelago delle Eolie, a motivo della chiusura dell’unico punto nascita di Lipari. Un ospedale che nonostante i tentativi della politica di ridimensionarlo, nell'indifferenza della classe dirigente locale, continua tra mille difficoltà ad essere un centro di eccellenza, dotato di elipista in funzione giorno e notte. Aspetti, questi, che hanno indotto mons. Giombanco a fare la sua parte come Chiesa particolare, affinché questo ospedale rimanesse punto di riferimento per coloro che chiedono assistenza sanitaria.

Lo ha detto chiaramente il presule celebrando la santa messa poco prima di Natale nella cappella dell’ospedale alla presenza del direttore generale dell’Asp di Messina e di esponenti politici locali. “Se non ci sono pazienti l’ospedale viene ridimensionato; ma è anche vero che se i reparti non funzionano la gente va altrove. Per questo motivo - ha proseguito Giombanco, è necessario che ognuno faccia la propria parte. I medici, gli infermieri, i dirigenti e tutto il personale sanitario devono impegnarsi affinché i reparti funzionino. Come diocesi abbiamo deciso di fare un gesto concreto, niente di straordinario, ma sappiamo che sono i segni che parlano non le semplici parole. Un gesto evangelico e un servizio di carità nei confronti dei familiari che assistono i propri cari e magari non sanno dove andare. Non tutti possono permettersi un albergo. Visitando l’ospedale mi sono accorto di questa esigenza. E questa casa di accoglienza gratuita vuole essere una risposta alle persone che necessitano di ospitalità. Non si tratta di una ospitalità permanente, ma per i giorni necessari per l’assistenza agli ammalati. A noi come Chiesa non interessa il profitto economico, non è questo il nostro compito; ci interessa offrire servizi a nome del Vangelo. La diocesi ovviamente si fa carico delle spese di manutenzione della casa. È una “opera segno”, la diocesi in sintonia con la Caritas vuole dare una risposta evangelica ad un bisogno concreto”.

La casa di accoglienza, ubicata nella struttura “Sacra Famiglia” nel centro storico della cittadina tirrenica, di proprietà della diocesi, già luogo per l’accoglienza dei pellegrini in occasione del giubileo del 2000, è stata inaugurata pochi giorni prima della fine dell'anno; da oggi è in funzione. A gestire la struttura ci sono tre religiose dell’Istituto delle Suore Francescane Insegnanti del Terz’Ordine Regolare di San Francesco, che aprono in Sicilia una casa per la prima volta proprio su invito di mons. Giombanco.

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