50° anniversario della morte di Mons. Angelo Ficarra
Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della morte di Mons. Angelo Ficarra, vescovo di Patti dal 1936 al 1955. In tutte le parrocchie della Diocesi sarà celebrata una S. Messa.
Angelo Ficarra è nato a Canicattì (AG) il 10 luglio 1885 da Angelo e Giuseppa Guadagnino; riceve il battesimo due giorni dopo.
Frequentate le scuole elementari e quelle tecniche del suo paese, nel 1899 entra nel seminario di Agrigento, nella cui cattedrale, conclusi gli studi filosofici e teologici, è ordinato sacerdote il 12 luglio 1908.
Nell’ottobre dell’anno successivo si iscrive in Lettere Classiche all’Università di Palermo e continua la sua attività pastorale in diocesi nella parrocchia di Ribera. Comincia a pubblicare sul Lavoratore, un periodico locale le Meditazioni vagabonde, che contengono riflessioni sulla religiosità popolare, spesso esteriore e superficiale se non addirittura improntata a superstizione. Il testo completo sarà pubblicato postumo solo nel 1990 col titolo Le devozioni materiali. Psicologia popolare e vita religiosa in Italia.
Nel 1914 consegue all’università di Palermo la laurea in lettere classiche con una tesi su S. Girolamo; la ricerca sarà pubblicata in due volumi nel 1916 e nel 1930 col titolo La posizione di S. Girolamo nella storia della cultura; nel 1928 cura la voce Girolamo per la prestigiosa Enciclopedia Treccani.
Dopo alcuni anni d’insegnamento nei licei di Caltagirone e Agrigento, svolge il servizio militare tra il 1916 e il 1919, quando è nominato parroco nella città natale.
Dal 1930 insegna lettere classiche e in seguito anche S. Scrittura nel seminario di Agrigento, dove nel 1934 è nominato Vicario Generale.
Nominato vescovo di Patti il 12 ottobre 1936, è consacrato vescovo il 22 novembre dello stesso anno e, preceduto da una Lettera pastorale inviata per Natale, fa il suo ingresso in diocesi il 3 gennaio 1937.
Qui celebra un congresso catechistico nel 1938 ed uno mariano l’anno successivo; visita intanto le parrocchie e con le lettere pastorali si preoccupa di istruire sacerdoti e fedeli illuminando le menti e confortando il cuore, provvede ad erigere nuove parrocchie, affronta la tragedia della guerra e i disagi della ricostruzione con i suoi e per i suoi fedeli.
Gli ultimi anni del suo servizio sono molto amari e dolorosi per lui; infatti, alieno da manovre politiche, in seguito agli insuccessi della DC a Patti e in Diocesi nelle elezioni amministrative e politiche tra gli anni 1946 e 1949, viene accusato a Roma come responsabile delle sconfitte per il suo scarso interesse e giudicato incapace di governare la diocesi.
Invitato a dimettersi, non lo fa, perché convinto in coscienza di non avere colpe e continua il suo lavoro istruendo con la parola e con le lettere pastorali, santificando con l’amministrazione dei sacramenti, governando secondo i bisogni. Da ricordare un pellegrinaggio della statua della madonna del Tindari per tutta la diocesi ed un secondo congresso mariano nel 1954.
Reiterato da Roma l’invito a dimettersi e non decidendosi lui a farlo, nel 1953 gli viene affiancato mons. Giuseppe Pullano come vescovo coadiutore sedi datus; formula latina che implica un provvedimento grave: significa infatti assegnato alla diocesi, nel senso che il vescovo coadiutore era inviato direttamente alle sede perché ne aveva bisogno.
Mons. Ficarra ha sofferto non poco la situazione; e tuttavia, convinto in coscienza di non avere colpe che giustificassero le dimissioni, restò al suo posto. Nel 1955, però, mons. Pullano fu nominato amministratore apostolico sede plena; formula ancora più grave della precedente; essa infatti significa che mons. Pullano amministrava la diocesi direttamente per conto del Papa, anche se essa era occupata da un legittimo vescovo. Seguono due anni davvero difficili per lui, praticamente esautorato nella sua diocesi.
Nel 1957 mons. Pullano è nominato vescovo a tutti gli effetti e mons. Ficarra si ritira al suo paese, dove concluderà i suoi giorni il 1° giugno 1959.
Nel 1979 Leonardo Sciascia pubblica un pamphlet, Dalle parti degli infedeli. Il titolo gioca con la formula della promozione di mons. Ficarra, nominato arcivescovo di Leontopoli in partibus infidelium; si tratta di una formula tecnica usata per dire che egli era vescovo benemerito con un titolo fittizio, quello di Leontopoli dove in realtà non c’è una diocesi e non ci sono fedeli.
Lo scrittore siciliano, anche per le sue indubbie qualità e il suo acume, ma anche per il suo anticlericalismo, ha certamente il merito di aver reso noto al grande pubblico il fatto delle dimissioni forzate: il caso Ficarra; egli inoltre ha dato l’imput per ulteriori ricerche, approfondimenti e altre pubblicazioni. Ma proprio nel merito è compreso un rischio: quello di pensare, come tanti hanno fatto, di conoscere mons. Ficarra perché hanno letto Sciascia.
In realtà mons. Ficarra è davvero più grande del caso doloroso che ha vissuto, con esemplare dignità e compostezza, oltre che con fede genuina, negli ultimi anni di sua vita.
Le celebrazioni già iniziate a Canicattì ed a Patti hanno lo scopo di approfondire la sua figura di studioso e di vescovo, che risulta di particolare significato per le sue indubbie qualità di cultura e di fede, per la sua capacità di sapersi rivolgere alla mente e al cuore, sempre bisognosi di luce, di conforto e speranza, anche e soprattutto nei tempi attuali in cui è possibile il rischio d’illuderci che la tecnica, il danaro e il potere riescano a soddisfare tutti i nostri bisogni e le nostre esigenze.
La Diocesi di Patti, che egli servì per 20 anni, oltre alla celebrazione liturgica del 1° giugno o 31 maggio, sta curando la pubblicazione delle 13 lettere pastorali con le quali mons. Ficarra ha illuminato e confortato, guidato ed esortato i suoi figli. Si prevede che il testo sarà pronto per l’autunno e sarà presentato per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto di Scienze Religiose che porta il suo nome all’inizio di ottobre.
Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della morte di Mons. Angelo Ficarra, vescovo di Patti dal 1936 al 1955. In tutte le parrocchie della Diocesi sarà celebrata una S. Messa.
Angelo Ficarra è nato a Canicattì (AG) il 10 luglio 1885 da Angelo e Giuseppa Guadagnino; riceve il battesimo due giorni dopo.
Frequentate le scuole elementari e quelle tecniche del suo paese, nel 1899 entra nel seminario di Agrigento, nella cui cattedrale, conclusi gli studi filosofici e teologici, è ordinato sacerdote il 12 luglio 1908.
Nell’ottobre dell’anno successivo si iscrive in Lettere Classiche all’Università di Palermo e continua la sua attività pastorale in diocesi nella parrocchia di Ribera. Comincia a pubblicare sul Lavoratore, un periodico locale le Meditazioni vagabonde, che contengono riflessioni sulla religiosità popolare, spesso esteriore e superficiale se non addirittura improntata a superstizione. Il testo completo sarà pubblicato postumo solo nel 1990 col titolo Le devozioni materiali. Psicologia popolare e vita religiosa in Italia.
Nel 1914 consegue all’università di Palermo la laurea in lettere classiche con una tesi su S. Girolamo; la ricerca sarà pubblicata in due volumi nel 1916 e nel 1930 col titolo La posizione di S. Girolamo nella storia della cultura; nel 1928 cura la voce Girolamo per la prestigiosa Enciclopedia Treccani.
Dopo alcuni anni d’insegnamento nei licei di Caltagirone e Agrigento, svolge il servizio militare tra il 1916 e il 1919, quando è nominato parroco nella città natale.
Dal 1930 insegna lettere classiche e in seguito anche S. Scrittura nel seminario di Agrigento, dove nel 1934 è nominato Vicario Generale.
Nominato vescovo di Patti il 12 ottobre 1936, è consacrato vescovo il 22 novembre dello stesso anno e, preceduto da una Lettera pastorale inviata per Natale, fa il suo ingresso in diocesi il 3 gennaio 1937.
Qui celebra un congresso catechistico nel 1938 ed uno mariano l’anno successivo; visita intanto le parrocchie e con le lettere pastorali si preoccupa di istruire sacerdoti e fedeli illuminando le menti e confortando il cuore, provvede ad erigere nuove parrocchie, affronta la tragedia della guerra e i disagi della ricostruzione con i suoi e per i suoi fedeli.
Gli ultimi anni del suo servizio sono molto amari e dolorosi per lui; infatti, alieno da manovre politiche, in seguito agli insuccessi della DC a Patti e in Diocesi nelle elezioni amministrative e politiche tra gli anni 1946 e 1949, viene accusato a Roma come responsabile delle sconfitte per il suo scarso interesse e giudicato incapace di governare la diocesi.
Invitato a dimettersi, non lo fa, perché convinto in coscienza di non avere colpe e continua il suo lavoro istruendo con la parola e con le lettere pastorali, santificando con l’amministrazione dei sacramenti, governando secondo i bisogni. Da ricordare un pellegrinaggio della statua della madonna del Tindari per tutta la diocesi ed un secondo congresso mariano nel 1954.
Reiterato da Roma l’invito a dimettersi e non decidendosi lui a farlo, nel 1953 gli viene affiancato mons. Giuseppe Pullano come vescovo coadiutore sedi datus; formula latina che implica un provvedimento grave: significa infatti assegnato alla diocesi, nel senso che il vescovo coadiutore era inviato direttamente alle sede perché ne aveva bisogno.
Mons. Ficarra ha sofferto non poco la situazione; e tuttavia, convinto in coscienza di non avere colpe che giustificassero le dimissioni, restò al suo posto. Nel 1955, però, mons. Pullano fu nominato amministratore apostolico sede plena; formula ancora più grave della precedente; essa infatti significa che mons. Pullano amministrava la diocesi direttamente per conto del Papa, anche se essa era occupata da un legittimo vescovo. Seguono due anni davvero difficili per lui, praticamente esautorato nella sua diocesi.
Nel 1957 mons. Pullano è nominato vescovo a tutti gli effetti e mons. Ficarra si ritira al suo paese, dove concluderà i suoi giorni il 1° giugno 1959.
Nel 1979 Leonardo Sciascia pubblica un pamphlet, Dalle parti degli infedeli. Il titolo gioca con la formula della promozione di mons. Ficarra, nominato arcivescovo di Leontopoli in partibus infidelium; si tratta di una formula tecnica usata per dire che egli era vescovo benemerito con un titolo fittizio, quello di Leontopoli dove in realtà non c’è una diocesi e non ci sono fedeli.
Lo scrittore siciliano, anche per le sue indubbie qualità e il suo acume, ma anche per il suo anticlericalismo, ha certamente il merito di aver reso noto al grande pubblico il fatto delle dimissioni forzate: il caso Ficarra; egli inoltre ha dato l’imput per ulteriori ricerche, approfondimenti e altre pubblicazioni. Ma proprio nel merito è compreso un rischio: quello di pensare, come tanti hanno fatto, di conoscere mons. Ficarra perché hanno letto Sciascia.
In realtà mons. Ficarra è davvero più grande del caso doloroso che ha vissuto, con esemplare dignità e compostezza, oltre che con fede genuina, negli ultimi anni di sua vita.
Le celebrazioni già iniziate a Canicattì ed a Patti hanno lo scopo di approfondire la sua figura di studioso e di vescovo, che risulta di particolare significato per le sue indubbie qualità di cultura e di fede, per la sua capacità di sapersi rivolgere alla mente e al cuore, sempre bisognosi di luce, di conforto e speranza, anche e soprattutto nei tempi attuali in cui è possibile il rischio d’illuderci che la tecnica, il danaro e il potere riescano a soddisfare tutti i nostri bisogni e le nostre esigenze.
La Diocesi di Patti, che egli servì per 20 anni, oltre alla celebrazione liturgica del 1° giugno o 31 maggio, sta curando la pubblicazione delle 13 lettere pastorali con le quali mons. Ficarra ha illuminato e confortato, guidato ed esortato i suoi figli. Si prevede che il testo sarà pronto per l’autunno e sarà presentato per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto di Scienze Religiose che porta il suo nome all’inizio di ottobre.