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Cronaca

Si fingevano poliziotti e derubavano prostitute. Arrestato Pattese a Trento

Fingendosi poliziotti derubavano e rapinavano prostitute, talvolta violentandole. La banda di criminali, di origine calabrese e siciliana, con un pattese, con base operativa a Rho (Milano), agiva soprattutto in Trentino Alto Adige, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Dopo l'arresto in flagranza di reato di tre persone collegate alla banda, bloccati a Brescia dalla locale squadra mobile, quella di Trento ha concluso l'operazione, denominata "Fake Cops", e ha arrestato gli altri quattro presunti componenti della banda colpiti da provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura di Trento. Oltre 50 gli episodi contestati.

 
Luciano Maniaci«Sono l'ispettore Andrea della Polizia di Stato, dobbiamo effettuare controlli e perquisizioni», così si presentava uno dei membri della banda. I finti poliziotti - hanno scoperto gli inquirenti dopo due mesi di indagini coordinate dal sostituto procuratore di Trento Davide Ognibene - dopo aver sfogliato gli annunci sui quotidiani locali, prendevano al telefono appuntamenti come normali clienti.
 
Un volta arrivati a casa delle donne, mostravano placche e tesserini della polizia abilmente contraffatti, e usando la tipica terminologia delle forze dell'ordine annunciavano di dover fare una serie di controlli. Nella maggior parte dei casi ne approfittavano per ripulire l'appartamento di soldi in contanti e gioielli (talvolta anche pc portatili), altre volte si facevano consegnare i valori con minacce oppure adducendo la necessità di "sequestri preventivi", e rilasciavano una sorta di ricevuta per il successivo ritiro in Questura.
 
In due occasioni, a Trento e Roma, le donne sarebbero state oggetto di abusi sessuali. I malviventi approfittavano del fatto che le donne - tutte straniere extracomunitarie, molte delle quali cinesi - mostravano un senso di paura nei confronti delle forze dell'ordine.
 
A Trento però le cose sono andate in modo diverso. Sei donne sudamericane non hanno avuto esitazioni e hanno denunciato tutto in Questura. «Nella nostra città le prostitute hanno fiducia nelle forze dell'ordine, e questo loro atteggiamento ha dato un'accelerazione alle indagini», ha sottolineato il questore Angelo Caldarola.
 
A questo punto la polizia, dopo una serie di verifiche ed intercettazioni telefoniche, ha individuato tre dei componenti della banda. Così, dopo un colpo effettuato a Brescia, questi sono stati bloccati e arrestati dai poliziotti, veri questa volta, all'uscita dell'appartamento della vittima di turno.
 
Raccolti gli elementi di prova, il gip di Trento ha firmato quattro ordinanze di custodia cautelare. In carcere sono quindi finiti Luciano Maniaci, 33 anni di Patti, Giuseppe Emanuele, 47 anni,  Paolo Musolino, 43 anni, e Salvatore Indrieri, 46 anni, tutti residenti a Rho (Milano). «Non usciranno dal carcere in breve tempo», ha assicurato il procuratore capo di Trento Stefano Dragone.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

| Redazione - Il Gazzettino.it | Cronaca

@ Pattionline

Fingendosi poliziotti derubavano e rapinavano prostitute, talvolta violentandole. La banda di criminali, di origine calabrese e siciliana, con un pattese, con base operativa a Rho (Milano), agiva soprattutto in Trentino Alto Adige, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Dopo l'arresto in flagranza di reato di tre persone collegate alla banda, bloccati a Brescia dalla locale squadra mobile, quella di Trento ha concluso l'operazione, denominata "Fake Cops", e ha arrestato gli altri quattro presunti componenti della banda colpiti da provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura di Trento. Oltre 50 gli episodi contestati.

 
Luciano Maniaci«Sono l'ispettore Andrea della Polizia di Stato, dobbiamo effettuare controlli e perquisizioni», così si presentava uno dei membri della banda. I finti poliziotti - hanno scoperto gli inquirenti dopo due mesi di indagini coordinate dal sostituto procuratore di Trento Davide Ognibene - dopo aver sfogliato gli annunci sui quotidiani locali, prendevano al telefono appuntamenti come normali clienti.
 
Un volta arrivati a casa delle donne, mostravano placche e tesserini della polizia abilmente contraffatti, e usando la tipica terminologia delle forze dell'ordine annunciavano di dover fare una serie di controlli. Nella maggior parte dei casi ne approfittavano per ripulire l'appartamento di soldi in contanti e gioielli (talvolta anche pc portatili), altre volte si facevano consegnare i valori con minacce oppure adducendo la necessità di "sequestri preventivi", e rilasciavano una sorta di ricevuta per il successivo ritiro in Questura.
 
In due occasioni, a Trento e Roma, le donne sarebbero state oggetto di abusi sessuali. I malviventi approfittavano del fatto che le donne - tutte straniere extracomunitarie, molte delle quali cinesi - mostravano un senso di paura nei confronti delle forze dell'ordine.
 
A Trento però le cose sono andate in modo diverso. Sei donne sudamericane non hanno avuto esitazioni e hanno denunciato tutto in Questura. «Nella nostra città le prostitute hanno fiducia nelle forze dell'ordine, e questo loro atteggiamento ha dato un'accelerazione alle indagini», ha sottolineato il questore Angelo Caldarola.
 
A questo punto la polizia, dopo una serie di verifiche ed intercettazioni telefoniche, ha individuato tre dei componenti della banda. Così, dopo un colpo effettuato a Brescia, questi sono stati bloccati e arrestati dai poliziotti, veri questa volta, all'uscita dell'appartamento della vittima di turno.
 
Raccolti gli elementi di prova, il gip di Trento ha firmato quattro ordinanze di custodia cautelare. In carcere sono quindi finiti Luciano Maniaci, 33 anni di Patti, Giuseppe Emanuele, 47 anni,  Paolo Musolino, 43 anni, e Salvatore Indrieri, 46 anni, tutti residenti a Rho (Milano). «Non usciranno dal carcere in breve tempo», ha assicurato il procuratore capo di Trento Stefano Dragone.