Sequestrato centro termale e albergo in località San Cosimo, per truffa all'UE
I militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Patti, in data 25 luglio, hanno sottoposto a sequestro uno stabilimento idrotermale con annesse strutture ricettive per il reato di truffa aggravata.
I militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Patti, in data 25 luglio, hanno sottoposto a sequestro uno stabilimento idrotermale con annesse strutture ricettive per il reato di truffa aggravata.
Il provvedimento di “sequestro preventivo per equivalente” è stato emesso dal Gip del Tribunale di Patti, per un valore di circa 1.000.000,00 di euro, equivalente appunto al profitto derivante dalla truffa, sulla base dei risultati di un’indagine di polizia economico-finanziaria svolta dalle Fiamme Gialle, sotto la direzione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti – dott.ssa Rosanna Casabona.
L’attività ispettiva ha smascherato una truffa ai danni dello Stato e dell'Unione Europea, finalizzata all’indebita percezione di un contributo pubblico, in assenza dei presupposti di legge ed in violazione degli impegni assunti per il suo ottenimento, sulla scorta di una falsa rappresentazione dello stato di avanzamento e della realizzazione delle opere.
Gli indagati infatti sono tutti accusati, a vario titolo, di aver posto in essere, in concorso tra loro, un’articolata serie di artifizi e raggiri ai fini del conseguimento del finanziamento comunitario. Mediante l’artefatta creazione di elementi documentali, simulavano una situazione-presupposto per l’erogazione del contributo, che tuttavia è risultata essere, a seguito delle incisive investigazioni dei militari operanti, completamente diversa da quella reale.
Gli espedienti utilizzati per la realizzazione del disegno criminoso si sono estrinsecati in autocertificazioni e predisposizione di stato di avanzamento lavori, in cui veniva attestato il compimento ed il pagamento a saldo delle opere secondo i dettami del Business-Plan presentato dalla società beneficiaria, in assenza di un’effettiva consistenza materiale e senza che ci fosse stata l’esecuzione/ultimazione reale dei relativi lavori; emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, da allegare a supporto delle false dichiarazioni, gonfiando l’importo delle spese sostenute; effettuazione di apparenti conferimenti societari per dare illusoria consistenza al capitale sociale, a fronte di una incapiente capacità reddituale dei soci che avrebbero operato i versamenti; interposizione di persone giuridiche e fisiche, appartenenti anche al medesimo nucleo familiare, per evitare problemi di incompatibilità nelle società coinvolte e per esteriorizzare diverse movimentazioni di denaro, utilizzando e spostando da una parte all’altra, soltanto gli importi provenienti dalla Regione, in una sorta di “gioco delle tre carte”.
Il finanziamento, è stato erogato dall’Assessorato Regionale Turismo, Comunicazioni, Trasporti, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana nell’ambito del POR Sicilia 2000/2006, per realizzare, nel comune di Patti (ME), uno stabilimento idrotermale ed idrotermominerale ed annesse strutture ricettive di tipo alberghiero per la massimizzazione della fruibilità, che utilizzasse le sorgenti di acqua minerale presenti sul territorio pattese. Sulla carta, doveva sorgere a Patti una struttura complessa dotata di centri termali diagnostico-terapeutici, curativi ed estetici, palestra, campi polivalenti, piscina, con una capiente area ricettiva, ristorante e bar, non sarebbero dovuti mancare nemmeno i pannelli solari. Il progetto si sarebbe dovuto ultimare e rendere operativo alla fine del 2009, nonché per tutto l’anno 2010 avrebbero dovuto trovare impiego nella nuova attività economica ben 41 lavoratori a tempo pieno.
Un piano minuziosamente ideato per aderire fittiziamente agli obiettivi di sviluppo del finanziamento, che si sostanziavano, pertanto, nella riqualificazione e completamento dell’offerta turistica e nella promozione e sostenimento dell’occupazione nell’area della Regione Sicilia. Scopi del tutto disattesi dal momento che la predetta struttura non è stata mai né completata né tantomeno messa in funzione.
I sopralluoghi ed i riscontri “sul campo”, effettuati dai finanzieri, hanno invece palesato lo stato di incompletezza delle opere, l’assenza di diversi impianti, attrezzature o arredamenti, nonché, conseguentemente, la mancanza di qualsiasi ospite o turista. Anche l’ulteriore accertamento eseguito dalle Fiamme Gialle, per verificare il requisito occupazionale, ha dato esito negativo, in quanto è stato appurato che la società ha assunto, in maniera simulata, soltanto 7 dipendenti per periodi esigui.
Anche in questo caso è stata applicata la formula del cosiddetto sequestro per "equivalente" in relazione alla confisca dei beni, introdotta nell'ordinamento allo scopo di rendere ancora più efficace l'azione di tutela della spesa pubblica nazionale e comunitaria.
