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Cronaca

Il ladro dell'oro nella chiesa di Gioiosa era un religioso africano. Fermato a Roma.

Approfittando della fiducia del parroco ha portato via l'oro offerto dai fedeli al patrono San Nicola e alla Madonna.

| Redazione | Cronaca

@ Pattionline

Approfittando della fiducia del parroco ha portato via l'oro offerto dai fedeli al patrono San Nicola e alla Madonna.

Un sacerdote di quarantuno anni, originario del Kenya, padre Davide Olusi Ingodi (nella foto), che vive a Roma, è stato fermato dai carabinieri con l'accusa di avere rubato oggetti d'oro donati dai fedeli alla chiesa di San Nicola di Gioiosa Marea. È stato bloccato nell'aeroporto Leonardo Da Vinci a Fiumicino.

A denunciare il furto sacrilego era stato l'arciprete di Gioiosa Marea don Salvatore Danzì.

Il sacerdote kenyano è stato ripreso dal sistema di video sorveglianza mentre tentava di nascondere la visuale ad una telecamera del sistema di controllo, e subito dopo entrare nel locale dove erano custoditi i preziosi. il giorno dopo l'uomo era tornato a Roma presso la comunità dei figli di Sant'Anna.

I carabinieri hanno appurato che in seguito al furto verificatosi nel mese di aprile, il cui valore della refurtiva superava i cento 100mila euro, sul conto corrente del religioso erano stati eseguiti una serie di versamenti di contante, conclusisi con un bonifico internazionale di 40mila euro, destinato alla sorella che viveva in Kenya. Dopo quelle operazioni il sacerdote ha fatto ritorno al suo paese d'origine. 

Ieri mattina, però, al suo rientro in Italia, ad attenderlo all'aereoporto di Fiumicino c'erano i carabinieri di Roma Trastevere.

Nel corso di una successiva perquisizione domiciliare i militari hanno trovato diverse ricevute di versamenti di denaro contante e copia del bonifico fatto alla sorella. Su disposizione dell'autorità giudiziaria di Patti, il sacerdote, accusato di furto e riciclaggio, è stato rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli.

Amarezza, intanto, tra fedeli a Gioiosa Marea. A non darsi pace l'arciprete del comune costiero, don Salvatore Danzì. "La nostra comunità lo ha accolto subito con affetto, non avrei mai immaginato che avesse potuto fare una cosa del genere. Mi auguro, ha detto l'arciprete Danzì, che adesso la sua congregazione lo espella, che il vaticano lo riduca allo stato laicale, e che possa ritornare nel suo paese a servizio di quella povera gente, magari a curare i tanti malati di lebbra".