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Cronaca

Non pulisce il paziente, Cassazione la condanna

A Mazzarino, un'infermiera dell'ospedale si è rifiutata di assistere un ricoverato appena operato al colon. La Suprema Corte ha rigettato tutti i reclami della donna, accusata di omissione d'atti d'ufficio. Adesso dovrà scontare sei mesi di carcere
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@ Pattionline

A Mazzarino, un'infermiera dell'ospedale si è rifiutata di assistere un ricoverato appena operato al colon. La Suprema Corte ha rigettato tutti i reclami della donna, accusata di omissione d'atti d'ufficio. Adesso dovrà scontare sei mesi di carcere CATANIA - Rischia una condanna al carcere l'infermiera che rifiuta, accampando scuse, di pulire i pazienti dell'ospedale dove presta servizio. Lo sottolinea la VI Sezione Penale della Cassazione che ha confermato la condanna a 6 mesi di reclusione (con le attenuanti generiche), oltre alla interdizione dai pubblici uffici per un anno e al risarcimento dei danni in favore della parte civile, nei confronti di Maria C., infermiera generica dell'ospedale di Mazzarino (Caltanissetta), che era stata condannata per omissione d' atti d'ufficio.

La donna si era rifiutata di pulire Giovanni B. un paziente appena operato al colon sostenendo di "provare vergogna per la differenza di sesso". Maria si era anche allontanata dal reparto per mezz'ora sperando che qualcun altro si occupasse di Giovanni. Fu infatti il genero dell' uomo, Claudio D. L., a pulire l'anziano e a presentare la denuncia contro l'infermiera. Sia in primo grado, dal tribunale di Gela con sentenza del 9 maggio 2003, che in secondo grado, dalla Corte d'appello di Caltanissetta con verdetto del 20 dicembre 2005, l'infermiera fu dichiarata colpevole per aver "indebitamente rifiutato di effettuare le operazioni di pulizia del degente".

In Cassazione Maria ha fatto ricorso sostenendo che sarebbe stata necessaria una specifica indicazione dei medici affinchè lei pulisca il paziente. La suprema corte gli ha risposto che non è necessaria una prescrizione del medico rivolta ad ogni singolo paziente, "ben potendo essere impartita in via generale e sulla base di turni di servizio, come verificatosi in questo caso".

Maria ha, inoltre, cercato di difendersi dicendo che stava distribuendo il vitto agli altri degenti e che non poteva occuparsi di Giovanni. Anche questo argomento è stato respinto dalla Cassazione in quanto "per evidenti ragioni igienico-sanitarie, trattandosi di un paziente da poco operato all' addome, rivestiva un carattere di urgenza l'operazione di pulizia" che "aveva priorità rispetto alla distribuzione del vitto".

Così i magistrati di Piazza Cavour - con la sentenza 39486 - hanno rigettato il reclamo dell' infermiera e l'hanno condannata al pagamento delle spese processuali. Sarà il giudice civile a stabilire l'entità del risarcimento che Maria dovrà corrispondere al paziente al quale ha rifiutato la sua assistenza.