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Cultura

Una sola moltitudine, spettacolo di danza al Comunale

Verrà messo in scena giovedi 9 maggio dalla Compagnia Contempodanza, con le coreografie di Patrizia Bellitti, Pucci Romeo e Danilo Anzalone.

| Redazione | Cultura

@ Pattionline

Verrà messo in scena giovedi 9 maggio dalla Compagnia Contempodanza, con le coreografie di Patrizia Bellitti, Pucci Romeo e Danilo Anzalone.

I ragazzi della Compagnia Contempodanza di Patti debutteranno giovedì prossimo, 9 maggio, con inizio alle ore 21:30, sul palcoscenico del cine teatro comunale "Beniamino Joppolo", con lo spettacolo "Una sola moltitudine". 

La coreografia è di Patrizia Bellitti, Pucci Romeo e Danilo Anzalone.

"Questo nostro lavoro - scrivono i coreografi - nasce da una serie di conversazioni centrate su quella che, secondo noi, è una contraddizione dei nostri tempi e cioè, da un lato è insito nell'uomo il bisogno di "muoversi", di "andare" ma dall'altro sembra sempre più forte l'esigenza di "stanzialità". Come mai questa schisi? Questa domanda si collega alle nostre riflessioni sul "senso dello spazio" e il "senso del tempo" in relazione al "senso del movimento", laddove tutto questo si incrocia con i meccanismi della fruizione, i quali creano altri ma non meno interessanti equivoci e finzioni. Come fare a raccontare il nostro bisogno di "migrare" miscelato all'esigenza del "ritorno"? Ovviamente esiste un problema legato ai gap linguistici e percettivi, tra "movimento intimo" e coreografia, due mondi forse lontani, così come due mondi sono quello del corpo senziente del danzatore e quello del corpo senziente dello spettatore. Abbiamo quindi aperto un'indagine sullo "sdoppiamento emotivo del senso del viaggio" - proseguono i coreografi - influenzati da due viaggiatori diversi: F. Pessoa, investigatore ironico dei sentimenti e viaggiatore incompiuto, vagheggiatore di viaggi mai fatti ma vissuti all'interno della sua anima e B. Chatwin, reale viaggiatore ed esploratore solitario di mondi e culture, "scandagliatore di una personale inquietudine" verso "una morbosa preoccupazione per le radici" autore di quello lui stesso definiva "libro nomade". Tutte le loro lesioni, i loro interrogativi sempre più si mescolavano con le nostre domande sugli intrighi di corpo, spazio, tempo, interno, esterno, senso, significato, danza, sguardo, ascolto. Ci siamo concentrati sull'intreccio, piuttosto che sulla storia. L'indagine - concludono - è ben lungi dall'essere conclusa: cerchiamo complici liberi."