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Politica

Stop all'aumento della spazzatura, se ne discuterà il 3 settembre

In attesa della proroga per l'approvazione dei Bilanci si cerca di capire come poter evitare un aumento dei costi per i cittadini.

| Domenico Pantaleo | Politica

@ Pattionline

In attesa della proroga per l'approvazione dei Bilanci si cerca di capire come poter evitare un aumento dei costi per i cittadini.

Si è svolto questa mattina in seduta di prosecuzione, dovuta alla mancanza del numero legale per l’uscita dall’aula dei consiglieri che appoggiano l’Amministrazione Aquino, il Consiglio comunale di Patti. All’ordine del giorno, tra gli altri, il punto sull’aumento delle tariffe del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti (Tari). Come già verificatosi nelle scorse settimane, anche oggi l’aumento dei costi della Tari previsto dall’Amministrazione comunale è stato bloccato dai consiglieri di opposizione. La discussione su questo argomento è stata rinviata al 3 settembre. La riproposizione del medesimo punto da parte del Sindaco Aquino è dovuta ad un annuncio fatto nei giorni scorsi da un vice ministro sul differimento della data di scadenza dei rendiconti di gestione e dei bilanci di previsione dei Comuni italiani, prevista per il 31 di luglio, e, a detta dell’esponente del Governo rinviata al 15 di settembre. Ad oggi, però, non vi è alcun decreto né altro atto ufficiale che indichi tale proroga. A confermarlo ai consiglieri comunali questa mattina in aula il segretario comunale e il ragioniere del Comune. Lo stesso presidente Molica in apertura del Consiglio ha detto che la proposta di rinvio del Consiglio comunale avanzata dal consigliere Arrigo era “a data di destinarsi sino a quando non uscirà il decreto”. In pratica un Consiglio comunale convocato per votare, su atti che non si sarebbero più potuti votare, sol perché è stata manifestata la volontà di rinviare il termine ultimo per la presentazione dei bilanci, ma che nei fatti è rimasta al momento solo una volontà politica e nulla più.

Detto ciò, nel corso del breve Consiglio comunale i consiglieri di opposizione hanno chiesto ancora una volta all’Amministrazione di predisporre un tavolo tecnico con tutte le forze politiche e la ditta che gestisce il servizio per discutere della questione e trovare insieme una soluzione. Una medesima istanza era stata avanzata nei giorni scorsi anche dal candidato sindaco Fabrizio Trifilò. Su questa richiesta, però, l’Amministrazione comunale non sembra, almeno al momento, intenzionata a ragionare.

Alla luce di queste circostanze i consiglieri Arrigo, Cannata, Cimino, Impalà e Gregorio Nardo al termine del Consiglio comunale hanno diramato un Comunicato stampa nel quale spiegano ancora una volta le ragioni del loro no all’aumento della Tari. Innanzitutto i cinque consiglieri, che hanno detto no a questo ulteriore aumento delle imposte comunali insieme ai consiglieri Giovanni Di Santo, Luca Musumeci, Salvo Placido e Giacomo Prinzi, sottolineano che tale scelta del sindaco Aquino appare “scellerata e ingiusta, ed ancora più inopportuna se si pensa che tale aumento segue alla tanto asseverata promessa di una riduzione delle tariffe”. Ad oggi, infatti, la raccolta differenziata non ha prodotto alcun vantaggio dal punto di vista economico al cittadino che con pazienza seleziona i rifiuti.

I consiglieri vorrebbero che su questo argomento si potesse discutere serenamente, rinviando per questo motivo il punto, senza invece creare inutili allarmismi e agitazioni sociali, com’è successo nei giorni scorsi dopo un video del sindaco nel quale diceva che a breve le discariche avrebbero chiuso i cancelli e non si sarebbero potuti raccogliere i rifiuti dei mastelli marroni e grigi, a motivo della bocciatura del piano Tari. A nostro avviso la cosa più grave nel video del sindaco è comunque l’accostare l’astensione dei consiglieri sul piano Tari al paventato dissesto del Comune.

E’ giusto fare chiarezza su questo aspetto. Il Comune di Patti è da mesi sull’orlo del dissesto. I conti non quadrano, tante le ditte che avanzano soldi dal Comune, tanti i debiti accumulati, alcuni che si protraggono da moltissimi anni. Quando non si riesce a pagare i fornitori il Comune va in dissesto. Viene cioè bocciata l’amministrazione comunale che ha mal gestito il Comune, e lo Stato provvede a ripianare i debiti e a controllare come i soldi sono stati spesi. Per non arrivare a ciò si può attingere ad un cosiddetto Piano di riequilibrio. Lo Stato anticipa i soldi per pagare i debiti e i cittadini pagano gli interessi per la cattiva gestione di chi ha amministrato. Quest’ultimo caso è quello che sta avvenendo a Patti. Il Consiglio ha autorizzato l’Amministrazione a procedere con un Piano di riequilibrio. Poi, però, come d’incanto spuntano altri debiti, quelli scaturiti dall’aumento del costo di trasporto e smaltimento dei rifiuti. Aumento che probabilmente già si conosceva nel momento in cui si è parlato di Piano di Riequilibrio. Con oltre 5milioni di euro di debiti da pagare, aggiungere qualche altro milione al Piano di Riequilibrio, l’aumento cioè dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, in un Piano che è già al vaglio del Ministero, potrebbe significare la bocciatura del Piano stesso e la proclamazione del dissesto. Non è quindi la mancata approvazione del piano Tari che causa il dissesto, ma l’aver male amministrato e causato milioni di debiti. D'altronde in quanti altri Comuni anche vicini a noi l’aumento della Tari è stato bocciato, senza provocare alcun dissesto?  Anche a Messina nei giorni scorsi la Tari è stata bocciata, ma non per questo la Città dello Stretto andrà in dissesto.

Infine i consiglieri precisano che “che la perdita del fondo perequativo messo a disposizione dalla Regione (cosiddetto finanziamento Covid) è del tutto sganciato dalla approvazione del proposto aumento tariffario, trattandosi di contributo peraltro che riguarda diverse tipologie di oneri fiscali, ivi compresa la Tari, un’agevolazione percepibile dall’Ente nella misura prevista nell’apposita scheda predisposta dalla Regione e che va approvata dalla Giunta, senza necessità di approvazione in sede consiliare”.