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La Thema Finanziamenti Patti che non ti aspetti

ImageDue passi indietro nell'ultima gara, adesso bisogna rimettersi a correre.
| Gianluca Bonsignore | Sport

@ Pattionline

ImageDue passi indietro nell'ultima gara, adesso bisogna rimettersi a correre.

ImageEra l’8 dicembre del 2002, il Patti Calcio della nuova gestione e dell’indimenticabile  Presidentissimo Nunzio Di Giorgio, affetto unico, leale, coraggioso, rendeva visita al Real San Pietro una formazione di Milazzo neo promossa al campionato regionale di promozione. Quella partita finì 10 a 3 per i padroni di casa. Difficile, anzi difficilissimo trovare negli annali, analogo risultato. Un episodio scolpito nella mia mente e nel mio cuore. A fine gara venne da me Nunzio e mi disse: “lasciamoli a piedi, forse questo renderà meno amara l’umiliazione”.

18 gennaio 2009, la Thema Finanziamenti Patti, costruita per stravincere, rende visita al fanalino di coda Monterosso 86, zero punti in classifica, dove una volta giunti e chiedendo dove fosse la palestra comunale, poi ci siamo arrivati scortati da un’alfetta dei carabinieri, financo gli stessi compaesani stentavano a credere che proprio li, nel loro paese esistesse una squadra di serie C Femminile. Risultato 61 a 58 per la compagine ragusana. Gare diverse, mondi diversi, momenti per certi versi diametralmente opposti, ma gli stessi identici stati d’animo, forse aggiungerei ancora peggiori nella gara di ieri. Lasciamo perdere la matematica, le analogie, i reali valori in campo e la classifica, che con il basket centrano come la neve a Pantelleria. Capita rare volte vedere una squadra da bella trasformarsi in brutta, pazza e saccente. Ieri è successo e cercheremo di farcene una ragione.

Ci sono pochi commenti dopo la netta sconfitta a Monterosso Almo, sperduto paesino dell’entroterra ragusano, ma dove lo sport viene vissuto fortunatamente  ancora alla vecchia maniera, con il cuore, con la voglia di giocare. Pochi, in quanto la compagine pattese ha poco da recriminare, essendosi dimostrata inferiore nel punteggio, nella testa, nel cuore e nelle gambe.

ImagePartono subito a razzo le padroni di casa, dopo i primi due quarti, vede un impietoso allungo che la dice lunga sul diverso approccio al match delle due squadre. Patti esce sempre più dall’incontro, mentre Monterosso in serata di grazia le azzecca tutte, tirando spesso da sole e  segnando sia dalla media distanza che da sotto le plance. Nell’ultimo quarto diventa totale lo smarrimento della Thema Finanziamenti: idee confuse in attacco, gambe poco reattive in difesa, sostanzialmente in naftalina prolungata. Praticamente si è spenta la luce e non si è più accesa. Il naufragio in sostanza era dietro l’angolo. Le locali sulle ali dell’entusiasmo continuano a segnare con relativa tranquillità, punendo minuto dopo minuto, la non difesa pattese, l’approssimazione offensiva, nonostante i 32 punti di Stroscio, ed un atteggiamento molle ed appagato delle pattesi, le quali non possono che alzare mestamente bandiera bianca. Risultato. Una disfatta.

Sono arrabbiato, ci confida  il dirigente responsabile Pippo La Mancusa, ma i panni sporchi preferisco lavarli in casa. Purtroppo stasera abbiamo subito una lezione di basket, da parte di una squadra sicuramente inferiore alla nostra, ma che è riuscita a vincere con merito, con l’intensità, la voglia, la corsa e l’aggressività. Sono, continua, veramente esterrefatto dalla mollezza assurda delle ragazze. Senza intensità e voglia non si va da nessuna parte, al di la della sconfitta, quello che mi ha infastidito e particolarmente irritato è stata, l’approssimazione, l’assenza di grinta ed il calo di concentrazione e di intensità emotiva”.

Difficile, veramente difficile interpretare la netta battuta d’arresto della Thema Finanziamenti Patti, arrivata alla partita con molte assenze, a quelle delle infortunate Rizzo, Martino e Fiorentino, si aggiungevano quelle di Capitan Caruso reduce da una settimana di influenza e di Nunziella Cangemi, per uno stiramento alla coscia sinistra, oltre alle indisponibilità di Cangemi Antonella e Laura Addamo. “A me poco importa delle contemporanee assenze di Rizzo, Cangemi Nunziella, Caruso Clelia, a me serve il resto, i recuperi, la difesa, l’intensità, la velocità di esecuzione. E’ il contorno che fa la differenza”, continuava a ripetere Coach Pettina. Paradossalmente erano proprio le concomitanti assenze che avrebbero dovuto rinvigorire oltre ogni misura Stroscio e compagne, ed invece è accaduto il contrario, che non hanno mai messo in campo le loro armi migliori: la voglia di lottare, di soffrire, di giocare secondo uno stile, che in due anni è stato un segno di distinzione. Sostanzialmente si è tornati all’antico, cioè all’epoca delle sconfitte, della mancanza di energia, del caos, e delle faccine tristi. Dall’esaltazione  per i buoni risultati nella prima fase di stagione, coraggiose e senza più paure, temerari nella tana di chiunque, capace di produrre vagonate di adrenalina ad ogni possesso, alla brutta figura rimediata ieri, il passo è stato breve. Una settimana appena e le cose sono cambiate in peggio, molto in peggio, nel giro di una gara, hanno stravolto tutto. Classifica, sensazioni, pallacanestro, orizzonti, aspettative.

Abbiamo avuto un atteggiamento sbagliato, ci confida, a fine gara Giovanni Cafarelli, non puoi concedere all’avversario troppa libertà sotto canestro. La partita l’abbiamo persa a causa dei troppi rimbalzi offensivi concessi. Poca cattiveria, poca voglia, poca fame, tutte mancanze che pesano ancora di più quando il match si decide nei minuti finali in volata, perché poi sei costretto a rincorrere e la lucidità viene meno. Considerate anche le assenze ci si attendeva, continua Cafarelli, sagacia, impatto emotivo e certamente una forte dose di difesa e muscoli, ed invece abbiamo concesso loro di correre a piacimento, generando canestri facili, senza mai riuscire a controllare il ritmo della gara”.

Delicata e preoccupante, ma per fortuna ancora prematura per definirla irrimediabile. Adesso occorre da subito voltare pagina, non pensare più alla classifica, ma ad ogni singola gara come se fosse una finale, del resto l’ansia come piangerci addosso non servono a niente.