Settimane di disagi a Case Nuove Russo, lavori condotti senza criterio e nessun controllo: una vicenda che non può essere archiviata in silenzio.
C'è una domanda che a Patti, ultimamente, circola con insistenza tra chi percorre la statale 113 in località Case Nuove Russo: ma c'è qualcuno che comanda in questa città?
Una domanda legittima. Anzi, doverosa. Perché quello che è accaduto su quel tratto di strada ha superato la soglia del paradosso e si è attestato stabilmente nel territorio della barzelletta - una barzelletta di cui però nessuno ride, perché a rimetterci sono i cittadini, ogni giorno.
Si asfalta. Poi ci si ferma. Poi si scarifica - per chi non lo sapesse, significa togliere l'asfalto. Poi si ricomincia. Si asfalta sopra le perdite d'acqua, come se l'acqua e il catrame fossero grandi amici destinati a convivere in armonia. Si sceglie persino il sabato per intervenire - giornata in cui, come ogni essere umano dotato di calendario sa, i cittadini sono in giro con l'auto per fare la spesa - creando disagi inutili e abbondantemente evitabili. Poi ci si ferma di nuovo. Per giorni. Un'opera d'arte dell'inefficienza, verrebbe da dire.
Vale la pena ricordarlo, perché a guardare come viene trattata sembrerebbe dimenticarsene: la SS113 in quel tratto è una delle principali vie di accesso alla città per chi proviene dal lato Messina. Centinaia di automobili la percorrono ogni giorno. Non è una strada secondaria, non è una bretella di servizio. È un'arteria urbana fondamentale, e ridurla a un eterno cantiere abbandonato a sé stesso non è una scelta - o meglio, è una non-scelta - che ha conseguenze concrete sulla vita quotidiana di chi abita e lavora a Patti. Tenere una città in ostaggio per settimane, con cantieri aperti e mai chiusi, non è un modo accettabile di operare. Non lo era ieri, non lo è oggi, e non lo sarà mai.
A rendere il tutto ancora più surreale, c'è un dettaglio non secondario: la ditta che ha operato su quel tratto non stava lavorando per conto del Comune. Il che apre una domanda imbarazzante: come è stato possibile che un soggetto privato lasciasse in quello stato una strada di tale importanza, senza che nessuna autorità alzasse un sopracciglio? Il tratto è di proprietà dell'ANAS ma ricade nella competenza comunale. Qualcuno, da qualche parte, aveva il dovere di vigilare. E quel qualcuno ha brillato per assenza.
I cittadini di Patti hanno pazienza, ma non infinita. Sono decine le telefonate che abbiamo ricevuto. Settimane di disagi, e un'amministrazione comunale che sembrava osservare la scena con il distacco di uno spettatore neutrale. Non è accettabile. La strada è stata finalmente asfaltata, ma questo non può bastare a chiudere il discorso.
Quel che è accaduto serva da lezione: in futuro, lavori del genere non possono più essere condotti in questo modo. Una città non è un cantiere permanente a disposizione di chiunque. I cittadini non sono ostaggi. E chi ha il dovere di vigilare vigili - prima, durante e dopo.