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Attualità

Ambulantato fuori regola a Patti: tra igiene, traffico e concorrenza sleale

Auto ferme in mezzo alla strada per comprare frutta: il conto lo pagano viabilità, negozianti e decoro urbano.

| Domenico Pantaleo | Attualità

@ Pattionline

Auto ferme in mezzo alla strada per comprare frutta: il conto lo pagano viabilità, negozianti e decoro urbano.

Ieri mattina, lungo via Giovanni Paolo XXIII, erano presenti ben sei ambulanti. Non uno o due, sei. Tutti fermi, stabilmente, non in transito come vorrebbe la natura stessa del commercio itinerante. Il risultato è stato prevedibile: auto parcheggiate ovunque, anche in mezzo alla carreggiata, circolazione resa impossibile perché qualcuno doveva fermarsi a comprare la frutta.

Questa è l'ennesima fotografia di un fenomeno che a Patti si ripete e si tollera: l'ambulantato selvaggio, cioè venditori itineranti che stazionano sempre negli stessi punti, o comunque in aree dove il regolamento comunale non consente la vendita ambulante. Il Comune ha individuato zone apposite per questa attività. Non sono un'opzione, sono la regola. Chi vende fuori da quelle aree è fuori legge, punto.

Ai cittadini, diciamocelo, questo fa comodo. Trovano più scelta, magari pagano la frutta meno di quanto costerebbe in un negozio. È comprensibile che qualcuno si fermi ad acquistare. Ma comprensibile non significa legittimo. La legge non lo permette, e non è un dettaglio tecnico da regolamento comunale o da Codice della strada: è una questione di giustizia verso chi le regole le rispetta.

Pensiamo ai commercianti che hanno un'attività fissa in città: pagano le tasse, pagano i dipendenti, rispettano gli orari, le normative igienico-sanitarie, gli adempimenti fiscali. E si trovano a competere, sotto casa, con chi non paga nulla di tutto questo e si piazza tutti i giorni nello stesso punto senza alcuna autorizzazione. Il risultato di questo far west è che qualche negoziante, per sopravvivere, è costretto a sua volta a "fare l'ambulante". Un cortocircuito che dovrebbe far riflettere chi ha il compito di far rispettare le regole.

Il punto non è se la sanzione esista sulla carta. Il punto è se venga applicata, e applicata bene. La legge prevede il sequestro della merce in caso di vendita ambulante irregolare. È una misura seria: nessun venditore, sequestrata la merce e incassata una sanzione amministrativa, tornerebbe il giorno dopo nello stesso posto. Eppure accade, sistematicamente. La risposta a "perché succede" è scontata: perché i controlli, quelli veri, quelli che portano al sequestro, non vengono fatti. Non ci si può avvicinare con l’auto, magari senza neppure scendere dal mezzo, e dire agli ambulanti che lì non possono stare. Quella si chiama connivenza.

I controlli spettano innanzitutto alla Polizia locale (Vigili Urbani, per intenderci), Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Carabinieri. Non ci si venga a dire che manca personale. Il personale della polizia locale c'è. Il problema è come viene impiegato. Se lo si destina al presidio di una ZTL illegittima — quella di Tindari, illegittima non perché lo affermiamo noi, ma perché lo ha stabilito l'autorità giudiziaria, circostanza che al Comune di Patti sembra sfuggire — allora è chiaro che le energie per il controllo del territorio, quello vero, quello contro l'ambulantato abusivo, vengono a mancare. È una scelta di priorità, e le priorità, finora, sono state sbagliate.

C'è poi un aspetto che nessuno sembra volersi porre: quello igienico-sanitario. Non è un dettaglio da poco. Un negozio ha servizi igienici, ha obblighi di tracciabilità e conservazione della merce, è soggetto a controlli. E un ambulante che sosta fermo, nello stesso punto, per un'intera giornata? Dove va a fare i propri bisogni? Ce lo siamo chiesti anche noi, e la risposta, purtroppo, non è teorica: ci è capitato più volte di vederlo con i nostri occhi. Ci risparmiamo, e risparmiamo ai lettori, i dettagli. Ma il punto resta: questa non è solo una questione di concorrenza sleale o di viabilità, è anche una questione di igiene pubblica, ed è inaccettabile che venga ignorata.

Nel film di Ficarra e Picone, "L'Ora Legale", il paradosso era che chi doveva far rispettare le regole non lo faceva, e quando ci era costretto, ne soffriva quasi come una punizione. Patti non può ridursi a quella caricatura. Le regole vanno rispettate da tutti, senza eccezioni e senza distinzioni di comodo: dai cittadini che devono acquistare nei luoghi consentiti, dagli ambulanti che devono operare nelle aree individuate dal Comune, e da chi ha il dovere istituzionale di vigilare e sanzionare.

In Via Giovanni Paolo XXIII, ieri, c’era semplicemente caos. Non per un evento eccezionale, ma per l'ordinaria tolleranza di una situazione irregolare che si ripete, da anni e anni. Oggi è sabato, e il presentimento è che la situazione sarà ancora peggiore.

È tempo che i controlli, da parte di tutti i soggetti preposti, si concentrino dove servono davvero. E il discorso non riguarda solo l'ambulantato: il personale va impiegato anche nel far rispettare il codice della strada, un vero sconosciuto in questa città. Divieti ignorati sistematicamente, parcheggi per disabili perennemente occupati anche da chi espone il pass disabili di altre persone, per non palare dell’uso del telefono alla guida: anche questo è controllo del territorio, ed è altrettanto disatteso.

La foto non riguarda Patti, si riferisce ad un controllo con relativo sequestro effettuato dalla polizia Locale di Roma Capitale.

 

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