Il tema della disabilità affrontato in un convegno, presente la nota cantante Annalisa Minetti
E' stato un successo di pubblico la manifestazione svoltasi nel fine settimana a Montagnareale dal titolo: Il coraggio della non-rassegnazione per una ''Nuova vita''.
L'iniziativa, organizzata dal presidente del Lions Club Mistretta-Nebrodi, Anna Sidoti, che ricopre anche la carica di sindaco nel piccolo centro collinare, ha visto la partecipazione di illustri ospiti, tra cui il noto scultore Filippo Felice Tagliaferri, cieco dall'età di 14 anni; Simona Atzori, celebre ballerina di danza classica, nata senza braccia; Fulvio Frisone, famoso fisico originario di Siracusa, nonché poeta e pittore; ed Annalisa Minetti, famosissima cantante cieca, vincitrice del festival di Sanremo nel 1988.
All'evento, inoltre, ha preso parte anche mons. Ignazio Zambito, vescovo della diocesi di Patti.
Particolarmente apprezzata l'esibizione canora di Annalisa Minetti, che è riuscita ad ammaliare il pubblico con la sua splendida voce.
''Questa iniziativa - ha detto il primo cittadino Anna Sidoti - nasce da un'avvertita esigenza di superare la logica secondo la quale il mondo dei portatori di handicap rappresentano quasi un fattore di disturbo, persone che per taluni è comodo nascondere, celare, per andare nella direzione opposta e conoscere da vicino uomini e donne diversi solo perché hanno saputo sviluppare forme diverse di abilità, soggetti che, colpiti gravemente nel fisico, non si sono arresi hanno saputo vincere la difficile battaglia della vita. La diversità è quindi uno dei valori fondamentali del nostro secolo perché essa è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, fa parte della storia di ogni uomo. Nella società moderna, spesso, però, la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera che si oppone tra i simili e “gli altri - ha detto il presidente del Lions Club Mistretta-Nebrodi, - per cui è di certo appare molto più “riposante” avere a che fare, con quelle persone nelle quali ci riconosciamo in situazioni già collaudate. Gestire la diversità richiede quindi impegno, coraggio, pazienza, ma regala la gioia della scoperta, l’avventura del viaggio in un altro mondo, il rischio del confronto e l’audacia del mettere in discussione il proprio concetto di “normalità”. E il primo passo che dobbiamo fare – ha concluso la Sidoti - è proprio quello di cominciare a considerare la diversità non come un elemento da tollerare, ma come un bene da tutelare e sviluppare.''