Spettacolare incidente stradale questa sera, poco dopo le 19, sulla strada a scorrimento veloce dell'autostrada A20, allo svincolo di località Playa. L'incidente ha visto coinvolte una Fiat Punto cinque porte vecchio tipo di colore azzurro, alla cui guida si trovava una donna di Patti, ed una Fiat Bravo di colore nero alla cui guida c'era un uomo di Montagnareale.
Due ragazzi di 18 e 21 anni sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri della Compagnia di Patti, indiziati dei reati di incendio e danneggiamento.
Si tratta di Roberto Crifò (nella foto sotto), 18 anni, già noto alle forze dell'ordine, e Cristian Camilo De Luca, 21 anni, entrambe di Montagnareale.
Già dalle prime battute le indagini avevano preso la pista dell’atto vandalico, della bravata di cui ragazzi turbolenti si erano resi responsabili senza forse nemmeno rendersi conto della gravità dei reati commessi.
Nella notte tra domenica e lunedì, come emerso dagli accertamenti effettuati dai militari dell’Arma, erano stati incendiati dapprima dei cassonetti dell’immondizia e poi i piromani erano passati all’opera devastando gli uffici del palazzo comunale. Anche alcune fioriere poste nel centro del paese erano state ribaltate. Tutti indizi che hanno portato dritti dritti gli investigatori sui due fermati, che tra l’altro erano stati notati sul posto proprio al momento dell’incendio in evidente stato di ebbrezza.
Alcune versioni contrastanti fornite dai due ai Carabinieri nell’immediatezza dei fatti e la circostanza che proprio loro due avevano per primi chiamato i soccorsi, probabilmente una volta accortisi che la situazione stava loro sfuggendo di mano, hanno convinto gli uomini della Stazione e del Nucleo Operativo di Patti a stringere i tempi. Convocati in caserma nella tarda serata di ieri e sottoposti a lungo interrogatorio, i due ragazzi non hanno retto la pressione psicologica ed hanno confessato il delitto.
Entrambi, hanno ricostruito meticolosamente e con dovizia di particolari tutte le tappe che li hanno portati a commettere quei gravi delitti, che avevano turbato un’intera comunità.
Le versioni dei due, benché sentiti separatamente, sono state pressoché coincidenti anche nei particolari ed è arrivata dunque la conferma che stavano dicendo la verità. Hanno ammesso di aver fatto tutto perché ubriachi, quasi per gioco. Dopo aver passato un’intera domenica a bere prima vino e poi grappa sino all’una di notte, con i freni inibitori oramai annullati, sono passati all’opera ed hanno incendiato i tre cassonetti in paese, introducendosi successivamente all’interno del palazzo comunale, messo a soqquadro, ed appiccando il fuoco ai documenti nella stanza del Sindaco ed in altri uffici adiacenti. Quella che forse inizialmente voleva essere una bravata si è trasformata in tragedia, poiché le fiamme si sono estese all’arredo degli uffici, alle apparecchiature elettroniche sino a raggiungere il tetto in legno che è stato seriamente danneggiato.
Il fumo e la fuliggine provenienti dal rogo hanno comunque deteriorato l’intero piano del palazzo.
I due fermati sono stati condotti dai Carabinieri al carcere di Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che li interrogherà nei prossimi giorni.
Atto intimidatorio ai danni del Comune di Montagnareale, ed in particolare del sindaco Anna Sidoti. Questa notte, intorno alle 3, ignoti si sono introdotti all'interno del municipio di Montagnareale ed hanno appiccato il fuoco alla stanza del sindaco. Staccate dalle pareti alcune foto che ritraevano il primo cittadino, e date alle fiamme. Il fuoco, che ha completamente distrutto i locali e gli arredi nella stanza del sindaco, si è poi propagato agli altri locali, danneggiando anche gli uffici affari generali e ragioneria. I danni ammonterebbero a circa cento mila euro.
Sul posto sono giunti i vigili del fuoco del distaccamento di Patti, la polizia del locale commissariato ed i carabinieri del nucleo radiomobile di Patti.
Nei pressi del municipio sono stati poi dati alle fiamme due cassonetti della spazzatura.
Sgomenta il primo cittadino Anna Sidoti, che non si spiega cosa abbia potuto portare l'incendiario ad appiccare il fuoco.
Stamane personale del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto e di quello di Patti, congiuntamente a Militari della Compagnia dei Carabinieri di Patti, hanno tratto in arresto nella flagranza del reato di tentata estorsione, i fratelli pregiudicati residenti a Barcellona, Salvatore Abbate, 21 anni, Carmelo Abbate, vent'anni, e Tindaro Spicuzza, 27 anni (nelle foto sotto).
I tre, sono accusati di aver commesso il reato di tentata estorsione ai danni di 2 coniugi che si trovavano a bordo della propria autovettura a Patti e di un altro uomo anch’esso a bordo di autovettura nella medesima cittadina.
Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che gli arrestati si trovavano appiedati per le vie del centro di Patti ed in due distinte occasioni pretendevano, attraverso minacce che fondavano anche sulla loro provenienza barcellonese, un risarcimento di 100 Euro dai predetti automobilisti che i quel momento si trovavano di passaggio, adducendo in maniera falsa di essere stati urtati dallo specchietto della loro auto e di aver subìto, per tale motivo, il danneggiamento del telefonino in loro possesso nonché di aver riportato delle lesioni inesistenti.
Gli arrestati, su disposizione dell'autorità giudiziaria di Patti, sono stati rinchiusi presso la casa circondariale di Gazzi a Messina.
Nell’ambito dei servizi volti a tutelare le bellezze naturali del nostro territorio, i militari della Compagnia di Patti hanno incrementato i controlli nelle aree più a rischio ed in particolare in corrispondenza delle riserve naturali che vengono spesso violate da gravi condotte.
Un pattuglia del Nucleo Radiomobile di Patti, ieri mattina, nel percorrere la SS 113 ha colto in flagranza di reato FAZIO Francesco (nella foto sotto), 34 anni, residnete nel quartiere ''Zia Lisa'' di Catania, coniugato, con precedenti penali e SEMINARA Alessandro Santo, catanese di 25 anni, che trasportavano rifiuti speciali di vario genere, in prevalenza ferrosi, su un autocarro di grosse dimensioni.
Dal controllo è emerso immediatamente che i 2 non avevano alcuna autorizzazione alla raccolta ed al trasporto dei rifiuti, ed erano sprovvisti dei formulari che catalogano i materiali trasportati.
Sono stati dunque tratti in arresto in flagranza di reato in ottemperanza alle diposizioni in vigore dal luglio scorso, da quando un’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore dei rifiuti in tutta la Regione Sicilia. Nei territori in cui vige lo stato di emergenza, si applica, infatti, la disciplina sanzionatoria del D. Lsvo nr. 172/2008 che prevede pene molto gravi e l’arresto in flagranza per qualsiasi attività illecita poiché non autorizzata, sia essa di raccolta, smaltimento, trasporto, ecc connessa con i rifiuti speciali.
L’odierna operazione, è inserita nell’ambito di un più vasto piano di monitoraggio del territorio finalizzato alla prevenzione dei reati in materia ambientale, disposti dal Comando Provinciale CC di Messina.
Il mezzo è stato sottoposto a sequestro ed al termine del processo sarà confiscato ope legis.