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Truffa nella sanità locale, i retroscena

Si è svolta questo pomerigigo presso i locali della Procura della Repubblica di Patti la conferenza stampa del procuratore capo Rosa Raffa, a cui hanno preso parte i giornalisti delle testate locali e nazionali, circa gli arresti effettuati all'alba di oggi dai carabinieri della compagnia di Patti. Di seguito il comunicato stampa del comando provinciale dei carabinieri di Messina.

Comunicato Stampa

I soggetti destinatari della misura degli arresti domiciliari, cui viene contestato il grave reato di corruzione, sono:
CARIANNI Sabatino, 64 anni, di Capo d’Orlando, responsabile delle Unità Operative di Ortopedia degli Ospedali di Patti e Sant’Agata di Militello;
LIBRIZZI Giuseppe, 58 anni, di Sant'Agata Militello, autista personale del Carianni;
MOSCHETTI Fabio, imprenditore catanese di 48 anni residente a Trecastagni, Amministratore Unico della ditta “K Multi Lease Srl” con sede in Trecastagni e amministratore di fatto della ditta “Ortho Kronos Srl” con sede a Catania;
PRIVITERA STEFANO, 57 anni, imprenditore, Amministratore Unico della ditta “Ortho Kronos Srl” con sede a Catania in Via Mineo, di cui è proprietaria al 90% la madre di MOSCHETTI.
 
Raggiunta inoltre dal provvedimento cautelare di obbligo di presentazione alla p.g., la figlia del LIBRIZZI, Antonella, 33 anni, anch’ella residente a Sant’Agata.
 
Le indagini dei Carabinieri, dirette dalla Procura della Repubblica di Patti, hanno accertato che il Carianni, nelle veste di Direttore dell’Unita Operativa di Ortopedia e Traumatologia degli Ospedali di Patti e Sant’Agata di Militello, ha ricevuto una serie di utilità a fronte e quale corrispettivo del compimento di una serie di atti contrari ai doveri d’ufficio:
In particolare il dirigente medico, con ripetute attestazioni e richieste indirizzate ai competenti uffici dell’AUSL 5 di Messina (ora ASP), dichiarando che i prodotti distribuiti in esclusiva dalla ditta“Ortho Kronos Srl”, per le loro caratteristiche tecniche peculiari, erano unici sul mercato e consentivano di affrontare difficili patologie degenerative, e sollecitandone l’approvvigionamento da parte dell’Azienda, aveva creato i presupposti perché la società dei MOSCHETTI-PRIVITERA (“Ortho Kronos Srl”), si assicurasse una lucrosa e duratura commessa.
 
In sostanza in cambio di una serie di utilità che di seguito verranno elencate, il CARIANNI garantiva acquisti delle protesi commercializzate dalla ditta dei MOSCHETTI-PRIVITERA da parte dell’allora AUSL ora ASP di Messina, mettendoli al riparo dai concorrenti. Negli anni il fatturato della Ortho Kronos è lievitato arrivando ad incassare per il materiale fornito all’Ospedale di Patti dal 2003 al 2007 un milione e mezzo di Euro e 2.686.000 Euro per il materiale fornito nello stesso periodo all’Ospedale di Sant’Agata di Militello.Da sx. il luogotentene Di Maio, il procuratore Raffa, il capitano Zito.
Carianni assicurava che le protesi ed il materiale ortopedico distribuiti dalla Ortho Kronos erano “prodotti unici, innovativi e con caratteristiche esclusive, pertanto infungibili”, scrivendo alla Direzione Generale dell’AUSL 5, che ovviamente dinnanzi ad una attestazione tecnica di quel tenore fatta dal primario, non poteva far altro che acquistare le protesi.
In cambio di questo rapporto di fornitura privilegiato, gli investigatori hanno accertato che il dott. Carianni ha beneficiato di una serie di benefit di notevole valore economico:
La “Ortho Kronos srl” ha assunto quale suo dipendente, regolarmente stipendiato, il LIBRIZZI Giuseppe, che invece era a costante e gratuita disposizione del Carianni e dei propri familiari, anche nella veste di autista giornaliero di una serie di autovetture (in una telefonata il Librizzi si vanta di averne fatte acquistare ben 3 in 4 anni, un Defender, una Mazda ed una Nissan X-trail) sempre fornite ed intestate alle ditte dei MOSCHETTI-PRIVITERA;
Carte Bancomat e conti correnti, formalmente intestati al Librizzi Giuseppe o alla figlia Antonella ma di fatto a disposizione del primario, con cui venivano pagati viaggi, ristoranti, alberghi, persino riparazioni meccaniche: si va dal ristorante milanese all’albergo di Napoli, Roma o al Grand’Hotel di Bologna; dall’officina Jaguar di Messina, dove sono state pagate riparazioni alla vettura personale del Carianni, al costo di viaggi, ai biglietti aerei o ai numerosi capi firmati acquistati in negozi di diverse località italiane.
Centinaia di migliaia di euro formalmente transitati sui conti e carte di credito di Librizzi Giuseppe e figlia, ma di cui ha beneficiato in larga parte il Carianni come incontestabilmente accertato dalle indagini.
 
Inoltre imprenditori e primario avevano messo in atto un sistema ingegnoso per nascondere la relazione corruttiva, mascherandola con un fittizio rapporto di collaborazione della Librizzi Antonella, figlia di Giuseppe. La Librizzi, infatti, figurando come agente commerciale della ditta fornitrice dei prodotti ortopedici, percepiva sui suoi conti-correnti, sotto forma di false provvigioni, in misura del 5% dell’importo fatturato, le somme qualificabili invece alla stregua di vere e proprie tangenti sull’acquisto ed utilizzo dei prodotti ortopedici.
Le indagini, tramite le intercettazioni telefoniche ed ambientali, le testimonianze dei responsabili degli uffici acquisti dell’AUSL e le acquisizioni documentali, hanno dimostrato infatti che Librizzi Antonella non ha mai svolto attività di agente commerciale per conto della ditta riconducibile a MOSCHETTI e/o PRIVITERA.
 
Nel corso delle perquisizioni effettuate negli uffici degli indagati, i Carabinieri hanno rinvenuto nel computer delle ditte catanesi le missive già predisposte, successivamente firmate da Carianni, con cui si sollecitavano gli organi della Ausl competenti all’acquisto dei prodotti dell’ “Ortho Kronos” di cui si attestavano le caratteristiche di infungibilità sul mercato.
 
Altri reati, altrettanti gravi, sono contestati al prof. Sabatino Carianni.
 
I Carabinieri nelle indagini hanno accertato che il Primario a volte non si recava in Ospedale, ma inviava il suo autista-tuttofare Librizzi Giuseppe a timbrare il cartellino. Per tali condotte dovranno rispondere entrambi di truffa aggravata e falso ai danni dell’ASL5 di Messina.
 
I Carabinieri hanno altresì appurato che Carianni, nello svolgimento della libera attività professionale autorizzata dalla ASL, commetteva anche ripetuti peculati ai danni sempre dell’Azienda Sanitaria.
 
Dalla documentazione acquisita durante la perquisizione nello studio privato del Carianni, dalle intercettazioni telefoniche, dalle sommarie informazioni rese dai pazienti e dalla stessa segretaria di studio del Carianni, si è accertato che il professore visitava i pazienti, incassava il corrispettivo ma non emetteva ricevuta fiscale, frodando così il fisco, ma, soprattutto appropriandosi di parte del denaro che invece sarebbe dovuto finire nelle casse dell’Asl.
 
E’ stato appurato inoltre che il Primario ha falsamente attestato di aver sottoposto a visita un lavoratore, chiamato a giustificare la propria indebita assenza dall’abitazione durante un controllo fiscale benché ufficialmente risultasse in malattia. Nella fattispecie Carianni attestava falsamente che durante il controllo il lavoratore non si trovava a casa poiché era nel suo studio per una visita ortopedica, realizzando così il reato di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale.
 
Il giudice, nel riconoscere le esigenze cautelari prospettate dalla Procura di Patti, evidenzia come il Carianni sia soggetto che agisce, nelle vesti di medico e/o pubblico ufficiale, in costante violazione delle regole, non solo quelle presidiate da gravi sanzioni penali e che hanno concretizzato la consumazione dei reati di Corruzione, Truffa, Peculato sopra descritti.
Il giudice per le indagini preliminari non ha invece ritenuto sussistente la contestata associazione per delinquere tra gli indagati, rigettando la richiesta di misura cautelare avanzata anche per tale reato. 

 

 

Domani, mercoledì, i funerali del giovane morto per salvare gli amici

La comunità di San Piero Patti piange la scomparsa di un compaesano, Luca Arlotta, 28 anni, sposato e padre di una bimba di appena cinque mesi, morto tragicamente sabato sera dopo aver salvato quattro amici.

Adesso, ad alcuni giorni da quella assurda tragedia si conoscono alcuni particolari. Quel sabato quattro giovani di San Piero Patti si erano recati a mare a pescare, e mentre stavano per rientrare sulla spiaggia di San Giorgio hanno avuto dei problemi alla barca, ed hanno chiesto aiuto al loro amico Luca. Quello è stato l'ultimo contatto dei quattro. La barca su cui si trovavano si era rovesciata, rendendo inutilizzabili i cellulari finiti in acqua. Il giovane Luca si era recato sulla spiaggia di San Giorgio nella speranza di poter avvistare il natante con a bordo i quattro amici. Ad un tratto, mentre si trovava in riva al mare, ha sentito gridare aiuto. A gridare era uno dei quattro giovani che si era staccato dai compagni, rimasti aggrappati alla barca capovolta, che, a nuoto, stava cercando di raggiungere la riva. A quel punto Luca, senza pensarci un attimo, ha preso una barca e si è lanciato in mare a soccorrere l'amico. Ha faticato non poco prima di raggiungerlo, poiché la barca presa sulla spiaggia era senza benzina e quindi per raggiungere l'amico ha dovuto remare parecchio. Recuperato il primo amico, poco dopo ha trovato anche gli altri tre. Dopo averli fatti salire in barca, però, il natante si è rovesciato catapultando tutti e cinque in acqua. E' stata poi la guardia costiera con la motovedetta CP 875 a recuperarli in mare. Purtroppo, però, Luca ha avuto la peggio, e prima ancora di giungere al porticciolo di marina di Patti è deceduto.

Luca ArlottaUn gesto di generosità, che la comunità di San Piero Patti scolpirà per sempre nei cuori delle giovani generazioni quale esempio da imitare.

Il primo cittadino Ornella Trovato, che la sera dell'incidente si è recata all'ospedale di Patti per manifestare solidarietà ai familiari della vittima, per domani, giorno dei funerali, proclamerà il lutto cittadino. Il rito funebre si svolgerà alle ore 10:30 nella chiesa di Santa Maria.

Ieri pomeriggio, intanto, presso l'ospedale di Patti si è svolta l'autopsia sul cadavere di Luca, disposta dal sostituto procuratore Alessandro Lia. A quanto pare i medici dell'istituto di medicina legale di Messina hanno escluso che il giovane sia morto a seguito di un colpo alla testa contro la barca.

Il sindaco sta predisponendo, intanto, una richiesta al prefetto di Messina, da inoltrare poi alla presidenza della Repubblica, per un riconoscimento al valor civile.

 

 

 

Bruciano documenti assicurativi rendendo irrespirabile l'aria. I cittadini chiedono aiuto ai carabinieri

Capita davvero di tutto in questa città, ma di vedere bruciata poco distante da abitazioni, documentazione proveniente da un ufficio assicurativo non lo avrebbe immaginato nessuno. Eppure è successo. A sollevare il caso è stato un cittadino che ha pure chiamato i carabinieri ed i vigili del fuoco per spegnere le fiamme.

I fatti si sono verificati in contrada Cuturi, nella zona di Patti 2, al di sotto del costruendo centro commerciale. Nel primo pomeriggio un uomo di nazionalità straniera s'era messo a bruciare carte, che a quanto pare appartenevano ad una nota agenzia assicurativa pattese. Giunti sul posto, i militari dell'Arma hanno identificato lo straniero e la persona che l'aveva incaricato a bruciare le carte, che nel frattempo era sopraggiunta sul posto.

Sembrerebbe, secondo quanto dichiarato dal cittadino che si è rivolto alle forze dell'ordine, che la persona che avrebbe dato incarico di bruciare le carte si sarebbe giustificata dicendo che si trovava in aperta campagna. Dopo aver identificato i due i militari dell'Arma invitavano gli stessi a spegnere il cumulo di carte che stavano ardendo. A quanto pare, però, sempre secondo quanto riferisce la persona che ha avvisato le forze dell'ordine, i due una volta andati via i carabinieri anziché spegnere i due cumuli di carte avrebbero gettato altro materiale, alimentando le fiamme. L'intenso fumo, visibile anche dalla  parte bassa di Patti, e che ha reso irrespirabile l'aria in diverse villette della zona, ha costretto i residenti a chiedere l'intervento dei vigili del fuoco per spegnere le fiamme.

Colui che ci ha segnalato questo episodio si è fatto, e ci ha fatto, una domanda: E’ possibile che si possa fare tutto ciò impunemente nel comune di Patti ? La risposta, la nostra risposta, è sì, tant'é che è stato fatto. Logicamente ci auguriamo che cose del genere non avvengano più, ma soprattutto che se vi sono norme che vietano l'accensione di fuochi vicino alle abitazioni, o di gettare qualsiasi tipo di rifiuto in luoghi non idonei, che vengano rispettate, e che chi è preposto al controllo intervenga prontamente e con determinazione.

 

 

 

 

Tragedia del mare: 5 giovani di San Piero Patti dispersi, poi ritrovati. Uno è morto.

E' finita in tragedia una battuta di pesca per 5 ragazzi di San Piero Patti. I 5, dispersi dapprima in mare, sono stati ritrovati da una motovedetta della guardia costiera. Ad avere la peggio è stato Luca Arlotta, 28 anni, di professione fabbro, sposato e da pochi mesi padre di una bambina.

Quattro dei cinque giovani in mattinata si erano recati a pesca, per fare rientro nel pomeriggio a San Giorgio di Gioiosa Marea dove avevano lasciato le autovetture. Erano partiti a bordo di una piccola imbarcazione dalla spiaggia di Marina di Patti, dove erano stati accompagnati da un loro amico.  Nel pomeriggio, però, la loro imbarcazione ha avuto un'avaria ed i quattro hanno pensato bene di allertare la capitaneria di Porto di Milazzo e l'amico che attendeva il loro arrivo sulla spiaggia di San Giorgio. Col passare delle ore, e non vedendoli rientrare, il giovane sampietrino ha deciso di andarli a cercare in mare, nonostante iniziasse a calare la sera e a fare buio. Secondo alcuni pescatori che si trovavano sulla spiaggia di San Giorgio, pare che l'uomo prima di lanciarsi in mare avesse sentito il grido di aiuto dei suoi amici. Anche di lui però non si sono più avute notizie.

Luca ArlottaNel frattempo sulla spiaggia sono giunti i carabinieri della stazione di Gioiosa Marea ed i militari dell'Arma del nucleo radiomobile della compagnia di Patti, e personale della capitaneria di Porto di Milazzo.

Dopo alcune ore è stata la motovedetta CP 875 della Guardia Costiera a recuperare i cinque dispersi a largo del Golfo di Patti. Condotti a bordo di due ambulanze (nella foto) e di tre vetture private al pronto soccorso dell'ospedale ''Barone Romeo'', tre dei cinque giovani sono da subito apparsi in gravi condizioni, ed in forte stato di shock termico, mentre gli altri due sono apparsi pure gravi, ma non in pericolo di vita. Dopo pochi istanti, però, la tragica notizia: il giovane che si era lanciato in mare per soccorrere gli amici, Luca Arlotta (nella foto accanto), non ce l'aveva fatta.

Sul posto sono poi giunte decine di persone, in modo particolare da San Piero Patti, luogo di residenza dei cinque, per esprimere la propria solidarietà alla famiglia della vittima e vicinanza ai 4 superstiti.

La Guardia di Finanza di Patti sequestra a Tripi 5 macchinette videogiochi illegali

La Guardia di Finanza di Patti nel corso di un servizio di controllo economico del territorio di competenza, disposto dal comando provinciale di Messina, ha sequestrato, a Tripi, 5 videogiochi illegali ed il denaro custodito all'interno.

Le macchinette mangiasoldi erano state installate all'interno di un club di Tripi, nascose all'interno di una stanza la cui porta di ingresso era costituita da un armadio, in modo da non essere facilmente scoperta.

Le Fiamme Gialle hanno anche denunciato il presidente del club, un uomo di 53, V.L., di Tripi.