Ruba gommone a Patti, rintracciato a Palermo e arrestato
Ruba un gommone nello specchio di mare antistante il Golfo di Patti, ma l'impresa dura poco. Ad incastrarlo il sistema satellitare Gps montato sul natante.
Il furto è avvenuto qualche sera fa dinanzi Capo Calavà. Ad accorgersene immediatamente è stato il proprietario del natante, avvisato da un messaggino sul telefono cellulare che lo informava che il mezzo si trovava in navigazione. Immediato l'allarme alle forze dell'ordine.
A quel punto i carabinieri, con l'ausilio degli uomini della Capitaneria di Porto di Milazzo e di quella di Palermo, grazie alle coordinate esatte che indicavano la posizione del gommone,
fornite dal proprietario tramite il collegamento cellulare con il sistema Gps, hanno rintracciato il natante all'interno del porto turistico di Sferracavallo, a Palermo, ed arrestato in flagranza di reato il palermitano Gioacchino Favaloro, 30 anni. All'arrivo delle forze dell'ordine l'uomo era intento a smontare e manomettere i pannelli di controllo del gommone.
Arrestato, è stato trasferito presso la camera di sicurezza della stazione dei carabinieri di Palermo Partanna Mondello. Ieri mattina al tribunale di Palermo si è tenuto il rito direttissimo che si è concluso con la convalida dell’arresto di Favaloro e la concessione degli arresti domiciliari.
Nel corso dell'operazione i militari dell'Arma, insieme agli uomini della capitaneria di Porto, hanno rinvenuto anche un'altra imbarcazione rubata la stessa notte a Marina di Patti, del valore di oltre 40.000 euro. Tutte e due i natanti sono stati poi riconsegnati ai leggittimi proprietari.
I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Patti hanno effettuato dei controlli ai mercanti ambulanti della frazione marina, riscontrando delle gravi irregolarità.
Un uomo di 35 anni, Massimo Giaimo, è stato arrestato con l'accusa di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e lesione personale, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento.
4 persone di Patti avevano escogitato uno stratagemma per rivendere materiale edile e una decina di condizionatori frutto di una truffa ad aziende del nord.
Fingendosi poliziotti derubavano e rapinavano prostitute, talvolta violentandole. La banda di criminali, di origine calabrese e siciliana, con un pattese, con base operativa a Rho (Milano), agiva soprattutto in Trentino Alto Adige, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Dopo l'arresto in flagranza di reato di tre persone collegate alla banda, bloccati a Brescia dalla locale squadra mobile, quella di Trento ha concluso l'operazione, denominata "Fake Cops", e ha arrestato gli altri quattro presunti componenti della banda colpiti da provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura di Trento. Oltre 50 gli episodi contestati.
«Sono l'ispettore Andrea della Polizia di Stato, dobbiamo effettuare controlli e perquisizioni», così si presentava uno dei membri della banda. I finti poliziotti - hanno scoperto gli inquirenti dopo due mesi di indagini coordinate dal sostituto procuratore di Trento Davide Ognibene - dopo aver sfogliato gli annunci sui quotidiani locali, prendevano al telefono appuntamenti come normali clienti.
In due occasioni, a Trento e Roma, le donne sarebbero state oggetto di abusi sessuali. I malviventi approfittavano del fatto che le donne - tutte straniere extracomunitarie, molte delle quali cinesi - mostravano un senso di paura nei confronti delle forze dell'ordine.
Raccolti gli elementi di prova, il gip di Trento ha firmato quattro ordinanze di custodia cautelare. In carcere sono quindi finiti Luciano Maniaci, 33 anni di Patti, Giuseppe Emanuele, 47 anni, Paolo Musolino, 43 anni, e Salvatore Indrieri, 46 anni, tutti residenti a Rho (Milano). «Non usciranno dal carcere in breve tempo», ha assicurato il procuratore capo di Trento Stefano Dragone.